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La lungimiranza di Robert Kennedy

di Francesco Martiello

3C Liceo delle Scienze Umane . opz. Economico/Sociale


Oggi sentiamo parlare quotidianamente di surriscaldamento globale, di inquinamento dell’aria e di quanto tempo avremo ancora prima che la crisi del pianeta diventi irreversibile. Eppure pochi decenni fa non era così. Ancora non se ne parlava e non erano temi d’attualità. Tuttavia, nel 1968, al culmine della rivoluzione studentesca e nel pieno della guerra fredda, Robert Kennedy, candidato alle elezioni degli USA, tenne un discorso sul PIL. In realtà, si trattò di una vera e propria accusa al concetto di PIL in quanto tale.

Lui affermò, infatti, che la società stava gradualmente abbandonando i valori morali e spirituali in favore dell’accumulo di beni materiali. Sostenne come il PIL, misuratore della potenza economica di un Paese, a cui si attribuiva e tutt’ora si attribuisce molta importanza, comprenda anche valori negativi, quali l’inquinamento dell’aria, le serrature speciali per proteggere le nostre case, programmi televisivi che valorizzano la violenza, la scomparsa delle bellezze naturali, mentre invece non misura l’educazione, la solidità dei matrimoni, né il coraggio né la saggezza. «In poche parole, misura tutto, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta», per usare le sue stesse parole. In sostanza, il PIL è un indicatore acritico, cioè non capace di distinguere il bene dal male.


Solo tre mesi dopo, Robert Kennedy sarebbe stato assassinato. La stessa tragica sorte, 5 anni prima, era già toccata al fratello Jhon Fitzgerald Kennedy, mentre era il Presidente degli Stati Uniti. Eppure, il destino volle che all’Università del Kansas, il 18 Marzo del 1968, facesse appena in tempo ad esporre questa riflessione ammirevole e carica di lungimiranza, non solo perché trattò di un argomento ancora non considerato e che oggi, invece, è di grande attualità, ma anche perché lo fece negli USA, culla del capitalismo.


Le parole di Kennedy furono realmente profetiche, ed ispirarono molteplici conferenze che si succedettero nel tempo, a cominciare dalla storica conferenza internazionale di Stoccolma, svoltasi nel 1972, indetta dalle Nazioni Unite. Il tema centrale fu quello dello sviluppo sostenibile, ossia della crescita e del progresso intesi non solo in senso economico, ma anche sociale ed ambientale. Lo scopo che ebbe questa conferenza fu quello di definire migliori standard di vita. Si cominciarono a porre in primo piano le generazioni future e le loro legittime aspettative, sul presupposto che il pianeta non appartiene solo alla generazione presente, ma va preservato, custodito ed altruisticamente tramandato a chi verrà dopo di noi. Dunque, al fine di perseguire tale obiettivo, tra le prime esigenze si è individuata quella di rendere l’industrializzazione compatibile con il progresso ambientale.


I danni ecologici non sono gli unici problemi al giorno d’oggi. C’è ancora, infatti, una diffusa povertà, disuguaglianze sociali ecc. Quasi tutti i Paesi del mondo hanno firmato, nel 2015, l’Agenda 2030, ossia una serie di linee guida per affrontare e risolvere le questioni più gravi, causate proprio da noi esseri umani. Così in 15 anni, tutto il mondo si è posto l’obiettivo di raggiungere un’economia sostenibile, cioè un progresso sociale e tecnologico che sia compatibile con la salvaguardia dell’ambiente. Questo traguardo comprende in tutto i cosiddetti 17 goals, cioè 17 risultati da raggiungere, come, ad esempio, la sconfitta della povertà, la pace nel mondo, la parità di genere, la garanzia della vita sulla terra e sott’acqua ecc. Obiettivi utopistici? Probabilmente sì.

In realtà, le leggi e le norme giuridiche esistono, e sono anche espresse formalmente in modo perfetto. È ora, però, necessario renderle effettivamente operanti. Non si può lasciare la soluzione di tali tematiche fondamentali solo sulla carta. La storia del diritto ci insegna che una norma non può esistere senza una corrispondente sanzione. Per cui, visto che i protagonisti di questa agenda siamo proprio noi esseri umani, credo che, per rendere il raggiungimento di questi obiettivi in 15 anni concreto e realistico, si debbano imporre le giuste sanzioni in caso di violazioni delle rispettive norme. E non sanzioni solo sulla carta, ma effettive. Solo così avremo davvero qualche speranza di raggiungere questo immenso traguardo, ovviamente anche con il contributo di tutti noi, nessuno escluso.


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