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Il Liceo Montessori presenta l'indirizzo classico artistico-filologico

di Irene Chiummiento, Costanza Savorani e Martina Zaccone

2A Liceo Classico artistico-filologico


Il Liceo Statale "Maria Montessori" ha voluto offrire agli studenti del Liceo Classico una proposta didattica pensata per adeguare il percorso scolastico alle nuove dinamiche sociali e culturali.


Il progetto prevede l’ampliamento dello studio della Storia dell’Arte, anticipandola sin dal primo biennio, e la presentazione di tematiche relative alla tutela e al restauro del patrimonio artistico e monumentale: per questo è stata inserita un’ora di Diritto al secondo anno di studi.


Nel contesto di questo progetto, e per avviare il percorso del Liceo Classico artistico-filologico, il 27 ottobre 2021 la 2°A Classico del Liceo Statale "Maria Montessori" ha partecipato al convegno "Ars gratia artis: il Liceo Classico tra arte e logos" tenutosi presso la Giunta centrale per gli studi storici in via Milano 76, nel complesso che ospitava l’antico orto botanico e che è anche sede del Museo dell’Istituto centrale di patologia del libro. Nel convegno sono intervenuti il Preside Giovanni Scancarello, il Presidente della Giunta, Andrea Giardina, e Antonio Leo Tarasco, Dirigente del Ministero della Cultura.



Il professor Giardina ha costruito il proprio discorso commentando il dipinto “La caduta di Icaro”, capolavoro della pittura fiamminga del 1558, realizzato da Pieter Bruegel. Nell'opera è rappresentata una tragedia velata da un’aria luminosa.


Gli uomini raffigurati sullo sfondo infatti non notano la catastrofe, ovvero l’annegamento di Icaro, poiché troppo concentrati sul proprio lavoro. L’immagine è incentrata su un estraniamento duplice: di ciascuno rispetto a tutti e di ciascuno rispetto al tutto.

Nel suo intervento Giardina ha quindi usato il quadro per introdurre il tema della indifferenza dell’uomo legando la riflessione al pensiero dello storico francese Pierre Vidal- Naquet, che ha dato un contributo fondamentale alla lotta contro il negazionismo su Auschwitz, affermando che è proprio contro l’indifferenza che bisogna lottare.



Giardina ha poi concluso il discorso citando due storici francesi di grande importanza: Lucien Febvre (1878-1956) e Marc Bloch (1886- 1944). Il primo sostiene che la storia si fa con le fonti scritte e paragona lo storico ad un’ape in cerca del polline; il secondo, che è anche stato un ebreo appartenente alla Resistenza e per questo fucilato dai tedeschi, dal canto suo lo paragona all’orco delle fiabe che fiuta carne umana.


Con queste metafore essi vogliono far capire che chi approfondisce la storia è in continua ricerca di fonti e che lo studio di tutte le discipline non ha confini.


L’intervento del dottor Tarasco si è incentrato proprio sul significato della definizione di beni culturali: non ci si deve limitare alla dimensione estetica, al bello, ma ha sottolineato che i beni più antichi possono rivelarsi anche preziosi da un punto di vista storico ed economico.


Al quesito “con la cultura si mangia?” egli risponde effettivamente alludendo alla capacità di generare un reddito per i soggetti che detengono patrimoni culturali, anche se nel caso italiano mentalità comune è che essi non possono e non devono originare guadagno per chi li amministra.


Tarasco ha evidenziato un esempio molto attuale ricordando che durante il lockdown i musei, le biblioteche e gli archivi al contrario dei supermercati sono rimasti chiusi: la sua riflessione è che in casi estremi ci si rende conto che la cultura non è considerata necessaria per la sopravvivenza. Essa infatti è apprezzata e ritenuta necessaria solo in situazioni non emergenziali.

Il riferimento alla cultura è stato inserito nell’art. 9 della Costituzione. Nonostante ciò esistono dei principi che regolano necessità più urgenti come la salute e l’istruzione. Il dottor Tarasco, però, ritiene che sarebbe necessario che l’Italia, come altri paesi esteri, si dedicasse ad ottimizzare la gestione del proprio patrimonio culturale, materiale e immateriale.


Il patrimonio culturale italiano, infatti, possiede il maggior numero di siti dell’Unesco; il suo valore è di circa 200 miliardi di euro, anche se in realtà ammonterebbe ad una cifra maggiore, poiché i dati risentono della sottovalutazione dell’aspetto finanziario ed economico dei beni stessi. Tarasco, in conclusione ha ricordato che “con la cultura in Italia non si mangia, ma all’estero sì”.


Tali argomenti coinvolgono e devono sensibilizzare particolarmente i giovani perché potrebbero rappresentare per il loro futuro grande importanza.

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