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Lo scioglimento dei ghiacciai negli ultimi cento anni

di Aboaf F., Capacci G., Galluccio L., Partipilo G., Miraglia F.

4A Liceo  Linguistico


In uno studio pubblicato sulla rivista Science si analizzano diversi scenari in seguito all’ aumento delle temperature. Se la riduzione delle emissioni non sarà drastica, l'Europa rischia di vedere lo scioglimento dei ghiacci per la fine del secolo. L'innalzamento dei mari sarà una delle conseguenze più catastrofiche.


Per iniziare…

Negli ultimi decenni, lo scioglimento dei ghiacciai ha assunto proporzioni allarmanti, rappresentando una delle conseguenze più evidenti dei cambiamenti climatici. Questo fenomeno ha implicazioni significative per l'innalzamento del livello del mare, l’equilibrio degli ecosistemi e la disponibilità di risorse idriche. Esploriamo insieme i fattori chiave e le conseguenze di questo processo inarrestabile.


L’evoluzione dei ghiacciai (1850-1900)

La piccola era glaciale o PEG è un periodo della storia climatica della Terra che, pur senza una totale convergenza degli studi, va approssimativamente dalla metà del XIV alla metà del XIX secolo. In questo periodo si registrò un sensibile abbassamento della temperatura media terrestre. Per l’entità dell’intervallo temporale interessato non può dunque essere propriamente assimilata a un’era geologica (ossia centinaia di milioni di anni). La piccola era glaciale fu preceduta da un lungo arco temporale caratterizzato da temperature relativamente elevate, il cosiddetto periodo caldo medievale. L’estensione dei ghiacciai arrivò al culmine intorno al 1850; in seguito, quando le temperature ripresero ad aumentare, si verificò una nuova riduzione della massa dei ghiacci (ritiro dei ghiacciai dal 1850). Questa fase è tuttora in corso, aggravata da fattori umani che producono e amplificano l’effetto serra nell’atmosfera. Un esempio spettacolare di questo fenomeno è visibile nell’alta valle del Rodano in Svizzera (foto 1). Il ghiacciaio del Rodano è un ghiacciaio alpino che si trova all’estremità nord-est del Canton Vallese in Svizzera. Da esso prende forma il Rodano. Come la maggior parte dei ghiacciai alpini si è molto ritirato a partire dalla metà del XIX secolo. La recessione o il ritiro dei ghiacciai dal 1850 è un fenomeno idrogeologico, per cui le superfici e gli spessori dei ghiacciai terrestri sono generalmente diminuiti rispetto ai valori che avevano precedentemente al 1850: le catene montuose delle medie latitudini, come Himalaya, Alpi, Montagne Rocciose, Catena delle Cascate e Ande meridionali, non escluse le vette tropicali isolate come il Kilimangiaro in Africa, stanno mostrando i segni più evidenti di questa perdita glaciale. Alcuni ghiacciai del mondo si sono sciolti nel 2022 ad una velocità drammatica e la loro salvaguardia è di fatto una causa persa: lo riporta l’Onu, mentre diversi indicatori del cambiamento climatico hanno raggiunto livelli record.


Cosa è cambiato in cento anni?

Al giorno d’oggi stiamo affrontando molti problemi sia economici che ambientali, ma quello più importante riguarda la crisi climatica e lo scioglimento dei ghiacci, infatti, da 100 anni ad oggi, abbiamo perso il 60% del loro volume. Le Alpi, termometri del clima, oggi ci mostrano che è rimasto alterato. Ciò causerà danni non solo al paesaggio ma potrebbe portare ad un notevole dissesto idrogeologico; infatti, i laghi glaciali che si sono formati potrebbero collassare in ogni momento e causare inondazioni dalle valli. L’estinzione dei ghiacci potrebbe causare difficoltà a trovare dell’acqua potabile e anche un innalzamento del mare a causa del riscaldamento dell’acqua. 


Dal 2000 ad oggi…

Il riscaldamento globale ha prodotto un lento scioglimento delle masse ghiacciate fino a circa il 1940; il fenomeno è andato rallentando tra il 1950 e il 1980 in seguito ad un relativo abbassamento della temperatura. Tuttavia, dal 1980, le temperature hanno ripreso ad aumentare sensibilmente e un riscaldamento globale ha portato alla recessione dei ghiacciai in modo così forte che alcuni sono scomparsi completamente (ad esempio, il ghiacciaio del Calderone in Abruzzo, la Mer de Glace in Francia, il ghiacciaio Grinnell negli Stati Uniti).

Dal 2000 al 2019 ogni anno sono stati persi in media 267 miliardi di tonnellate di ghiaccio, una quantità pari a quella che basterebbe per sommergere l’intera Svizzera sotto sei metri di acqua. Il loro scioglimento è accelerato su scala globale, e ha contribuito quasi ad un quinto dell’innalzamento del livello dei mari. A descrivere il fenomeno con accuratezza vi sono le nuove misurazioni ad altissima precisione di oltre 217.000 ghiacciai del mondo: la ‘mappatura’ della loro ritirata attraverso una ricostruzione in 3D permetterà di migliorare i modelli sul cambiamento climatico con cui prevedere gli scenari futuri e sviluppare nuove strategie per lo sfruttamento delle risorse idriche e la mitigazione dell’innalzamento dei mari. È ormai certo che la causa di questo fenomeno sia il riscaldamento globale. L’attuale andamento della crisi climatica non fa sperare in un cambio di rotta: secondo uno studio condotto dall’associazione European Geosciences Union del 2019, sperando in uno scenario ottimistico, entro il 2100 potremmo avere ancora il 36% della massa glaciale alpina presente nel 2017, mentre in uno scenario ad alte emissioni la perdita di massa dovrebbe arrivare al 94% entro la fine del secolo. A livello globale, invece, secondo l’ultimo rapporto del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc), la massa di tutti i ghiacciai del pianeta Terra dovrebbe ridursi tra il 25% e il 50%. 

Grazie al sito ‘Sulle tracce dei ghiacciai’, i ricercatori hanno raccolto centinaia e centinaia di fotografie dei principali ghiacciai (foto due), scattate a 50 o 100 anni di distanza. Nella maggior parte dei casi il panorama ritratto è irriconoscibile: dove un tempo si trovavano vie di ghiaccio attraversabili a piedi, oggi si trovano dei profondi canyon. Questa spedizione durata 12 anni ha dato vita al più grande archivio mondiale di confronti fotografici sui principali ghiacciai montani del Pianeta, consentendo di monitorare le variazioni delle masse glaciali negli ultimi 170 anni grazie al ritrovamento di fotografie anche precedenti al 1850.


Per concludere…

Nella storia del nostro pianeta i periodi glaciali si sono sempre avvicendati a periodi interglaciali. Tuttavia, mai prima d’ora questo avvicendamento è avvenuto in modo così rapido come oggi. E anche la causa è nuova: «Le concentrazioni di CO2 in rapido aumento superano quelle dei cicli naturali», afferma Daniel Farinotti. Più esplicitamente: carbone, benzina, cherosene, gas e nafta stanno causando la scomparsa dei ghiacciai. Nella conferenza del 2015 i paesi dell’UE hanno convenuto di avviare l’UE sulla strada che la porterà a diventare la prima economia e società a impatto climatico zero entro il 2050. A Parigi tutti gli Stati del mondo hanno promesso di combattere il riscaldamento globale in modo efficace. Tutto ciò è determinante per la sopravvivenza di molte persone e di numerose specie animali. 


Tale promessa, tuttavia, viene mantenuta in modo assai reticente, anche in paesi come la Svizzera. Secondo tali accordi, entro il 2030 il nostro Paese dovrà più che dimezzare le proprie emissioni interne di CO2, ed entro 20 anni dovrà completamente abbandonare le energie fossili.


È pertanto molto importante che i politici adottino rapidamente misure incisive. La revisione della legge sui tassi di CO2 immessi in atmosfera rappresenta un passo decisivo verso un futuro rispettoso del clima. 

Questo è un evento che a lungo andare può incidere sulla vita dell’uomo, costretto a dover fare i conti con correnti oceaniche diverse, tempeste più estreme e fenomeni di siccità molto frequenti. Anche se dovessimo ridurre in modo significativo le emissioni nei prossimi decenni, più di un terzo dei ghiacciai rimanenti nel mondo si scioglierà prima del 2100. Le prospettive non sono migliori per il ghiaccio marino, quello che si forma e si scioglie rigorosamente nell’oceano: sempre secondo il Wwf, il 95% di quello più antico e più spesso dell’Artico è già sciolto. Questo comporta dei significativi cambiamenti nel sistema, perché il suo esaurimento significa un cambiamento importante per gli stili di vita di molti animali quali trichechi e orsi polari, e per i sistemi meteorologici in tutto il mondo, perché questo comporta l’alterazione del modello della corrente a getto.




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