• AC Scuola Montessori APS

Letture d'estate

di Emilia Sanci

membro Consiglio Direttivo AC Scuola Montessori APS

docente di Diritto ed Economia presso il Liceo Statale "Maria Montessori"

Trama

La storia racconta di un rapporto padre/figlio rinnovato, o forse in realtà costruito per la prima volta, in occasione di un viaggio a Marsiglia, in cui il giovane protagonista, Antonio, accompagnato dal padre, si reca per scoprire se la sua definitiva guarigione dall’epilessia, dopo anni di cure, può dirsi compiuta o meno. Per scoprire questo, dovrà sottoporsi ad un test, “la prova dello scatenamento”: stare sveglio per due giorni, sottoponendo il proprio fisico a livelli altissimi di stress. Padre e figlio vivranno le situazioni più diverse e finalmente si conosceranno…giusto in tempo!


Perché leggerlo?

La magia che accade quando leggi – che siano poesie, romanzi, al limite anche quelli rosa (de gustibus!) – è lo scoprire che ogni emozione, pensiero, anche quello più intimo e che mai racconteresti, non ti appartiene del tutto: cioè, è tuo, ma non ne hai l’esclusiva. Tanti prima di te, tutti prima di te, hanno provato smarrimento, desiderio, impotenza, necessità, gioia e tutto il resto…e con la tua stessa intensità, o magari no, o magari maggiore, chi può dirlo!

Questo aiuta, aiuta moltissimo! Aiuta pensare che non sei il solo, aiuta pensare che non sei solo, che gli altri ce la fanno e tu quindi non potrai che fare altrettanto e non essere da meno!

Un’altra magia della lettura, e di questo romanzo in particolare, è che spesso ti accompagna in modo delicato, non invasivo né invadente, nel mettere a fuoco quello che provi, che hai sempre percepito, che è stato sempre capace di dettare il colore delle tue giornate, ma che non hai mai elaborato del tutto, se non limitandoti a comode sintesi, del tipo: “arrabbiato”, “giù di corda”, “impaurito”, “soddisfatto”, “grato”, ecc.

Accade, cioè, che l’autore che leggi fa il “lavoro sporco” per te, e ti ritrovi appieno nelle sue riflessioni, senza dover fare la fatica di trovare il modo per verbalizzarle.


E’ proprio leggendo questo romanzo che, ad esempio, mi sono incredibilmente ritrovata in alcune definizioni. Anche se nel testo il riferimento è al Jazz inteso come genere musicale, mi è venuto da riflettere su quante persone Jazz mi è capitato di incontrare.

“Il bello del jazz è nell’imperfezione”, si legge. Ma il termine “perfezione” deriva dal latino “perficere”, cioè compiere. Dunque il jazz, si legge ancora, è imperfetto nel senso che è incompleto: lo spartito è solo il punto di inizio, la traccia su cui poi ogni strumento interviene dicendo la sua, liberamente! La differenza più marcata è con la musica classica, nei cui spartiti si trova niente di più e niente di meno di ciò che serve e che DEVE essere eseguito. Ancora una volta, anche nella musica, il rigore matematico, da un lato, e la creatività dall’altro, si scontrano.

Ma, rifletto, forse questa idea della matematica è in realtà ingiusta e svilente: ripenso alla collega e amica, che mi ha parlato del suo amore per la matematica “non utile” e comprendo che spesso si fa l’errore di associare la matematica al “freddo calcolo”, forse perché non si è mai incontrato qualcuno capace di trasmetterne il calore….il calore della scintilla dell’intuizione.

Se è vero che da un libro ciascuno ricava un senso, il proprio personalissimo messaggio, ebbene suggerisco questa lettura a tutti coloro i quali serenamente, orgogliosamente, con un bel sorriso sulle labbra, rivendicano la loro imperfezione, come il jazz; a coloro i quali non sono “compiuti”, e in fondo mai vorranno esserlo; a coloro che vogliono crescere, evolversi, imparare e che sono sempre pronti a farlo; a quelli che troveranno sempre il tempo e il coraggio di esplorare nuove realtà, anziché farsi ingabbiare dalle proprie sicurezze.

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