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Il lavoro in diplomazia: intervista a Agata Blaszczyk

di Elisa Rotelli

5B Liceo Linguistico


La diplomazia è l’attività di trattare, per conto del proprio Stato, affari di politica estera. Una delle principali doti del buon diplomatico è la capacità' di gestire intelligentemente le relazioni interpersonali, ed è proprio tale qualità che contribuisce in modo determinante a concretizzare gli obiettivi della sua missione.

In questa intervista andremo a documentare il lavoro del Diplomatico sotto vari punti di vista e curiosità, grazie soprattutto alla partecipazione del Console Blaszczyk Agata, la quale ci racconterà della sua carriera lavorativa attraverso varie esperienze personali, che potranno aiutare a noi giovani d’oggi ad intraprendere un cammino ricco di valori ed importante per il nostro Paese.


Da quanto tempo svolge questo lavoro e qual è la funzione di un diplomatico?

Ho iniziato questo lavoro nel 2000 e sono passati ormai ben 21 anni e, devo dire, con una bella carriera alle spalle. Per quanto riguarda la funzione del diplomatico questa, ovviamente, cambia nell’arco degli anni, ma diciamo che nonostante la globalizzazione rimane sempre la stessa; noi rappresentiamo il nostro Paese all’estero ed abbiamo il compito di curare le Relazioni Internazionali, ovvero le relazioni tra i nostri paesi.


Molti possono essere i compiti che sono affidati al Diplomatico, come la negoziazione o lo svolgimento di attività per l’interesse e la difesa nazionale. Lei di cosa si occupa nello specifico?

Possiamo dire che ogni Diplomatico può essere definito come una sorta di “camaleonte”, perché deve occuparsi di diverse funzioni durante la sua carriera, in quanto c’è bisogno di molta interdisciplinarietà. Nell’Ambasciata ci sono vari uffici come ad esempio quello politico, economico, culturale della promozione ed anche consolare. Io personalmente ho iniziato con il lavoro classico diplomatico, dove qui all’Ambasciata di Roma ero Consigliere per gli Affari Politici, successivamente ho svolto l’esperienza come Consigliere per gli Affari Economici passando per un altro ufficio. Adesso svolgo la funzione di Console, occupandomi delle funzioni consolari.


Qual è stato il momento in cui ha capito di voler intraprendere questa carriera?

Si dice che ognuno di noi nella vita intraprende una strada diversa, alcuni lo fanno per vocazione ed altri per puro caso, ed io rientro proprio in questa seconda categoria. Inizialmente all’Università avevo deciso di studiare Giurisprudenza e ne ero molto convinta, ma un giorno salendo sul tram a Varsavia ho incontrato un mio amico il quale mi raccontò che stava svolgendo il concorso per diventare Diplomatico, e devo dire che è riuscito a convincermi dopo solo 15 minuti! Mi ha raccontato delle molteplici meraviglie di questo lavoro e di conseguenza sono andata subito a fare il concorso.


Che tipi di studi ha intrapreso per arrivare a rivestire questo ruolo?

Solitamente, per quasi tutti i paesi, bisogna avere un diploma di studi superiori. Nel mio caso ho ottenuto la prima Laurea in Relazioni Internazionali all’Università di Varsavia e la seconda in Letteratura italiana ed è forse proprio per questo che mi trovo a Roma.


Il Console ha principalmente il compito di rappresentare il proprio Stato nei vari paesi del mondo. Lei si sente onorata di poter svolgere questo incarico così importante e simbolico?

Sente il peso di questa responsabilità?

Certamente! Vorrei precisare, in effetti, che la funzione del Console è quella di fornire servizi ai cittadini, sia propri sia esteri, in quanto ci sono molti elementi concreti nel lavoro consolare partendo dai passaporti, i visti ed anche ragioni legali. Per questi motivi ho ovviamente una grande responsabilità, dove nel lavoro consolare è ancora più grande, essendo anche un pò responsabile della vita altrui, ed onestamente non saprei dire quale sia la peggiore di tutte! Al tempo stesso mi sento molto orgogliosa di fare questo lavoro perché ti regala tante soddisfazioni al livello internazionale ma anche personale, aiutando le persone che ne hanno bisogno.



Ha avuto personalmente il piacere di esercitare questo compito in diverse nazioni del mondo?

Se sì, quali e dove si è trovata più a suo agio?

Ovviamente mi sono trovata molto più a mio agio a Roma, in quanto ci sono tornata per ben tre volte. Questa è una delle tante sfide che deve affrontare un Diplomatico, il quale deve girare il mondo, ed io personalmente ho ricoperto diversi ruoli al Ministero, passando dalle Nazioni Unite al Dipartimento dell’America e dell’Europa, però sono sempre tornata a Roma per mia figlia, in quanto non è sempre facile per i ragazzi adattarsi allo stile di vita di un altro paese; a me personalmente non ha mai infastidito perché mi piace tantissimo viaggiare.

All’inizio della mia carriera sono stata ad Helsinki, in Finlandia, mentre successivamente ho svolto varie missioni negli Stati Uniti, sia a New York (durante la mia permanenza al Dipartimento delle Nazioni Unite) e sia a Washington (per il Dipartimento delle Americhe); ho intrapreso anche delle missioni a Bruxelles, trattandosi però solo di giornate e non di anni o mesi. Principalmente questo è un lavoro per chi ha il piacere di viaggiare e, soprattutto, per chi si sa adattare bene, ma vorrei concludere dicendo che mi sono sempre trovata benissimo a Roma!


Il suo lavoro permette anche di interagire con culture e lingue diverse lavorando all’estero. Quali elementi hanno arricchito di più il suo bagaglio personale e culturale?

Questa è una domanda abbastanza complicata, in quanto ogni incontro favorisce un arricchimento culturale soprattutto grazie alla conoscenza di vari diplomatici che provengono da tutto il mondo; tutto ciò contribuisce sempre all’aggiunta di un tassello in più alla mia cultura generale, ed oltre a quella europea si possono conoscere anche quelle asiatiche che sono molto più distanti da noi. In ogni incontro è sempre tutto diverso e si può imparare moltissimo, ma bisogna avere anche tanta umiltà, in quanto si deve sempre cercare di capire e non di giudicare.


Per un diplomatico è importante la conoscenza delle lingue. Lei quali ha studiato e cosa consiglierebbe ad uno studente del liceo linguistico?

Io ho studiato l’inglese e l’italiano, successivamente ho avuto il piacere di imparare anche lo spagnolo ed il francese. Ad oggi senza la conoscenza della lingua inglese non è possibile fare questo lavoro, quindi sicuramente c’è bisogno di saperla alla perfezione. Consiglio sempre anche di studiare lingue più “rare” come il giapponese, il cinese, ma anche il russo, in quanto vi sono sempre problemi nel trovare esperti che parlano queste lingue e ciò aumenterebbe le possibilità di lavoro.


Consiglierebbe quindi questo lavoro ai giovani d’oggi? Perché?

Certo, assolutamente! Io non mi sono mai pentita in tutti questi ventuno anni della mia scelta. Questo lavoro, diverso e difficile come può essere, mi ha sempre regalato moltissime soddisfazioni anche al livello personale, e per questo lo consiglierei a tutti, proprio perché è interessantissimo. Per chi ha il desiderio di voler fare questa carriera deve essere molto elastico e deve assolutamente amare viaggiare, deve essere pronto ai cambiamenti e ad un lavoro pesante fuori orario, ma alla fine si troverà con un bellissimo lavoro che potrà donare tante possibilità incredibili. In ogni impiego che si intraprende bisogna ricominciare da capo, in quanto ogni Paese ha una storia ed una cultura diversa, quindi tutto ciò diventerà un nuovo capitolo della propria vita; per chiunque volesse c’è un concorso al Ministero degli Esteri italiano che aiuterà ad entrare nel mondo di questo fantastico lavoro.


Negli ultimi anni fino ad oggi il valore del lavoro femminile è un tema ricorrente e molto discusso. Lei da donna come ha affrontato la sua esperienza sotto questo punto di vista? Ha mai sentito il peso dei vari pregiudizi che purtroppo continuano ancora a caratterizzare la nostra società attuale?

Io sono assolutamente per la parità ed ovviamente tifo per tutte le donne che vogliono intraprendere questo tipo di carriera lavorativa; per me le donne sono ottime in quanto sanno negoziare molto bene ed hanno anche una maggiore sensibilità verso gli altri. Noi, parlando della Polonia, non abbiamo mai avuto problemi con questa tematica, infatti attualmente il ruolo di Ambasciatore è rivestito da una figura femminile, la signora Anna Maria Anders. Personalmente non ho mai avuto problemi riguardo la parità tra i sessi ed anzi, penso proprio che questo sia un bel lavoro per una donna.


Alla luce del suo percorso, che cosa direbbe alla lei del passato?

In tutto questo mio percorso non ho mai avuto rimpianti e penso proprio di aver fatto la scelta giusta, ognuno di noi deve credere nel proprio istinto e non questionare

sempre sulle proprie scelte. Se una persona sente di essere sulla strada giusta deve semplicemente andare avanti.





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