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Il Minimoog: la seconda rivoluzione rock

di Stefano Mingarelli

docente di Storia e Filosofia presso il Liceo Statale "Maria Montessori"


Venerato oppure odiato da generazioni di musicisti rock e pop, il sintetizzatore (o synth) forse è da ritenersi lo strumento musicale più rivoluzionario del XX secolo, secondo solo alla chitarra elettrica.

Dobbiamo il decisivo sviluppo dello strumento a Robert Moog, classe 1934, che per primo nel 1963 riuscì a realizzare un synth analogico a tastiera, occorre ricordare però che il pioniere fu un certo Elisha Gray che nel 1876 inventò il “Telegrafo Musicale”.

Benché il Moog sia stato presto reso famoso a partire dagli inizi degli anni ’70 dal genere Rock Progressive, il battesimo in sala di registrazione avverrà nell’ambito della Musica Classica, con il brano dimostrativo Switched on Bach, di Walter Carlos, basato sul Concerto Brandeburghese numero 3 di Johan Sebastian Bach, brano che valse a Carlos la vincita di ben tre Grammy Awards!

https://youtu.be/JwcZZtpYYzs

La scena musicale rock e d’avanguardia tra la fine degli anni ’60 e i ’70 era in pieno fermento, più per motivi socio-culturali che prettamente tecnologici, la Beat Generation aveva aperto un orizzonte di sperimentazione e di libertà creativa potenzialmente infinito. Fu quindi naturale l’incontro tra alcuni grandi artisti e la nuova invenzione di Robert Moog.


Si ruppe la regola della canzone classica da tre minuti e mezzo, adatta al formato 45 giri e alle trasmissioni radio da classifica, la nuova tecnologia permise di ottenere effetti e soluzioni stilistiche che, sulla stregua della musica classica, portarono alla realizzazione di “opere” rock dalla durata di oltre 20 minuti (il limite era allora imposto dalla facciata del 33 giri in vinile); si venne a creare anche un nuovo modo di ascoltare la musica pop e rock, la quale, sempre a guisa della classica, divenne in molti casi musica da meditazione o da lettura.

Se già nel 1969 i più grandi nomi della scena pop-rock, come Beatles, nelle Abbey Road sessions, Rolling Stones, Pink Floyd, Keith Emerson, Tangerine Dream, avevano avuto occasione di utilizzare i Moog in studio, con risultati per l’epoca sconvolgenti, la vera rivoluzione arrivò nel 1970 con l’avvento dell’unità portatile del progetto di Moog: il Minimoog.


E’ divertente ma non è un giocattolo!


Il funzionamento della tastiera a 44 tasti del Minimoog consiste nel cosiddetto built-in, il quale comprende dei dischi per il controllo del tono ("bender") e della modulazione, si può anche far entrare un segnale esterno e modificarlo con i generatori di inviluppo. Tali generatori iniziano un nuovo inviluppo solo quando l'ultimo tasto è stato sollevato e viene premuto il prossimo, una caratteristica importante per il fraseggio. Per maggiori particolari tecnici, rimando all’articolo Analisi e Sintesi Armonica, di Marco Ostili su questo stesso numero.

La nuova creatura di Robert Moog risolveva e semplificava la gran parte dei problemi relativi all’utilizzo e all’ingombro del primo sistema cosiddetto “modular”, ma, soprattutto, il Minimoog poteva permettere alle band di riproporre in concerto tutta la loro creatività. Sarebbe certamente stata diversa la sorte di gruppi pur geniali come Pink Floyd, Yes, Genesis o di grandi gruppi italiani, con brani famosissimi anche all’estero, come “Impressioni di Settembre” della Premiata Forneria Marconi, prima rock band italiana ad usare il Moog e a compiere un vero e proprio tour negli Stati Uniti.

Il Minimoog ha dato un contributo essenziale alla creatività e al successo di altri notevoli artisti italiani, come Vittorio Nocenzi del Banco del Mutuo Soccorso, Patrizio Fariselli degli Area,Toni Pagliuca de Le Orme e, non ultimo in ordine di importanza, il grande Franco Battiato.

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