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Il tiro con l'arco

di Giorgia Carducci

4C Liceo delle Scienze Umane - opz. Economico/Sociale


Il tiro con l’arco è il più antico degli sport moderni, capace di fondere precisione e concentrazione in uno spettacolo di pura eleganza.


Ne abbiamo avuto conferma guardando le finali delle Olimpiadi di Tokyo 2020, in cui abbiamo trattenuto il respiro fino all’ultima freccia di Mauro Nespoli, vincitore dell’argento individuale, e di Lucilla Boari che ha segnato la storia italiana del tiro con l’arco, diventando la prima arciera ad aver raggiunto il podio olimpico con il suo bronzo individuale.


Per comprendere la vera essenza di questo antico sport, dovremmo imparare a vederlo con gli occhi di chi lo vive quotidianamente e per farlo abbiamo deciso di intervistare Andrea Toderi, atleta agonista trentatreenne della A.S.D Arco Sport Roma, Allenatore Fitarco e Tecnico di IV Livello Europeo CONI.


“Buongiorno Andrea, grazie per averci offerto la possibilità di conoscere uno sport tanto insolito. Partiamo con le domande più tecniche, quante tipologie di archi esistono?”

Buongiorno a voi. Sono molto contento di avere la possibilità di far conoscere lo sport che amo. Spero che, grazie a questo nostro piccolo scambio, si accenda in voi un po' di curiosità riguardo al mondo dell’arco e delle frecce.

Tornando alla domanda, esistono diverse tipologie di arco: olimpico, nudo, compound e istintivo. Ciò che li contraddistingue sono alcune parti strutturali e le tipologie di gare in cui li possiamo vedere protagonisti; ad esempio, alle Olimpiadi possono partecipare solo gli archi olimpici.


“Di quante parti è composto un arco? Potresti spiegarci la funzione di ciascuna?”

Ogni arco è formato da diversi componenti. I più importanti sono sicuramente l’impugnatura, i flettenti, la corda e il mirino. Oltre, ovviamente, alle frecce.

Il riser è la parte centrale dell’arco ed è il primo contatto dell’arciere con l’arco. Può essere composto da materiali come alluminio o carbonio. La sua forma varia a seconda del peso e della casa costruttrice.

I flettenti sono le due appendici che sviluppano, grazie al rilascio dopo aver trazionato l’arco, l’energia che serve alla freccia per arrivare al bersaglio. Formati solitamente di carbonio, fibra di vetro o legno; materiali molto elastici e durevoli nel tempo.

La corda è composta da un filato derivante dal nylon, capace di grande elasticità e di una buona solidità, indipendentemente dall’usura e dalla temperatura esterna.

Il mirino consiste nel riferimento di mira ed è formato da una barra micrometrica e da una diottra che viene utilizzata come punto da collimare sul bersaglio durante l’azione di tiro. Spostando in verticale o orizzontale il mirino si riesce a tirare a distanze variabili mirando sempre nel centro e mantenendo alta la precisione.

Le frecce sono la parte più importante dell’attrezzatura e sono composte da una lega resistente e flessibile, solitamente alluminio o carbonio.


“Quanti anni bisogna avere per poter praticare questo sport?”

Dai 9 ai 99 anni, e anche di più.


“Quante tipologie di gare sono previste dalla Fitarco?”

Le gare si dividono in 4 specialità. L’indoor è un tiro a 18 o 25 metri che si tira al chiuso in palestra, specifico della stagione invernale. Il Targa, la gara che abbiamo visto alle olimpiadi, si tira all’aperto ad una distanza di 70 metri. Il tiro di campagna e il 3d invece sono due specialità che si disputano tirando su bersagli o sagome sparse nei boschi, a distanze variabili.


“Reputi che l’approccio mentale sia importante in questo ambiente? Perché? E’ possibile allenare la testa tanto quanto il corpo?”

E’ la parte più importante. 20% TECNICA . 70% TESTA. 20% CUORE. Una mente “centrata” e una buona metodologia di lavoro, miste a una buona percentuale di divertimento, sono le migliori frecce che un arciere può avere nella sua faretra.

L’allenamento fisico passa per l’allenamento tecnico e quello tecnico passa per l’allenamento mentale. Questo sport è la più bella rappresentazione del concetto di QUI e ORA.

Solamente se sei nel momento presente e concentrato su quello che stai facendo, nel momento stesso in cui lo fai, diventi veramente performante e tutto il resto scompare.

Esiste solo la freccia che stai tirando ORA. Perché, di fatto, ogni freccia…è una gara.


“Ora parliamo un po’ di te, quando è cominciata questa tua passione e cosa la mantiene viva ancora oggi?”

Sono un figlio d’arte. Mia madre è stata campionessa italiana nell’87 e mio padre è un allenatore nazionale sin dagli anni ‘80. Nonostante questa “attitudine familiare”, non avevo sviluppato una particolare attrazione verso questo sport quando ero bambino. Preferivo di gran lunga i giochi di squadra.

Diciamo che ho iniziato “per scelta”, a un certo punto, quando nessuno più mi chiedeva di farlo. E, forse, è stata la cosa migliore. Era il 1997 e iniziavo la mia avventura nell’arco con le prime gare giovanili. Non ero un grande agonista, ma mi divertivo veramente tanto. La mia prima carriera arcieristica, se così si può chiamare, è durata fino al 2005; sono stati anni stupendi, fatti di allenamenti, risate, amicizie che durano ancora oggi e tanti tanti momenti felici.

Ma la vita, ogni tanto, prende decisioni al posto tuo e, dopo aver perso il mio tecnico Adriano Berardi e mia madre, ho lasciato.

Una pausa di quasi 7 anni dall’arco, probabilmente dovevo trovare la mia strada lontano da quelle “mura amiche”. Sono ritornato al campo nel 2012 forse quando mi sono sentito nuovamente “pronto” e, da quel momento, con una testa più adulta e un po' più dura, ho inseguito e raggiunto molti obiettivi.

Ho fatto un viaggio, e mi ha portato a conoscere un’altra parte di me. Nelle mille e più difficoltà avute nella mia storia come arciere, ho trovato risposte a molte domande. Ho ritrovato una mia parte che pensavo fosse andata perduta molti anni prima, e sono andato oltre il semplice fare sport per ottenere risultati.

Ho reso questo sport e questa passione un fondamento della mia vita e, ogni giorno, faccio del mio meglio per dare alle persone quella mano che forse a me è mancata a un certo punto.

Ho trasformato il mio dolore in motivazione, grazie anche al tiro con l’arco, e credo sia stato un bel percorso. Un percorso che, nel mio piccolo, mi rende molto fiero.


“Di te sappiamo che sei sia un agonista che un allenatore, ti definiresti più l’uno o più l’altro?”

La domanda è particolare ma se dovessi trovare la risposta più giusta direi “Sono al 100% più un allenatore. Sto solo giocando ancora un po' a fare l’arciere”.


“Qual è stata la tua vittoria più grande? E la tua sconfitta?”

La mia più grande sconfitta è stata ritirarmi da una competizione ufficiale per un problema che avevo evitato di affrontare per tanto tempo. Si stava cronicizzando e quel giorno ho capito che per risolverlo avrei dovuto fare qualcosa che mi permettesse di ripartire da zero. Praticamente mi sono ritirato da questa gara perché non riuscivo più a tenere il mirino fermo nel giallo e rifiutavo il tiro, invece di accettare la possibilità di sbagliare. Non permettevo più a me stesso di poter essere fallibile, e quindi avevo bisogno di una “scossa”. Da quel momento, per i 6 mesi successivi, ho ricostruito il mio tiro e la mia sicurezza tecnica.

La mia più grande vittoria è che, 12 mesi dopo questo evento, ho gareggiato contro l’arciere più forte del mondo in una gara internazionale. E, dopo pochissimo tempo, ho raggiunto un livello di prestazione altissimo arrivando nella top5 in un Campionato Italiano, più in alto di molti atleti di caratura nazionale e internazionale. Uno tra tutti, il mio idolo, Michele Frangilli (Campione Olimpico a squadre a Londra 2012).

Di fatto, accettando la mia fallibilità, ho raggiunto livelli prestazionali mai avuti prima. E tutto è partito da quella sconfitta, ma soprattutto dalla consapevolezza che per ottenere cambiamenti bisogna cambiare modo di pensare e di agire. L’arco, in questo, offre delle possibilità infinite. Essendo uno sport introspettivo, ti aiuta a trovare la tua strada e ti mette sempre davanti alla possibilità di lavorare su te stesso, che è la cosa più importante.


“Grazie del piacevole tempo speso insieme. Prima di lasciarci, che consiglio daresti a chi vuole cominciare a tirare con l’ arco e chi invece lotta tra l’indecisione se continuare a insistere o mollare tutto?”

Per chi vuole iniziare il consiglio è solamente quello di venirci a trovare, e di fare una prova. La prima volta che tirerete una freccia e la vedrete viaggiare in volo verso il bersaglio è una sensazione unica

Per chi invece si trova in un momento di difficoltà e cerca di capire se perseverare nella propria attività di arciere o mollare, una vera risposta non c’è.

I dubbi fanno parte della vita, e aumentano a dismisura quando i momenti non sono facili. Sicuramente se un arciere tira per passione, per amore verso questa disciplina, per il piacere intrinseco che prova nel sentirsi parte integrante di una collettività e per il potere che l’arco ha sul suo benessere psicofisico…allora quell’arciere è al posto giusto anche quando i risultati non arrivano.

Non sono i risultati a definire chi siamo, ma le nostre azioni. E anche mollare non è detto che sia sempre una cosa negativa. Forse se non avessi mollato all’epoca, non sarei tornato e molte delle cose accadute non sarebbero accadute, chi può dirlo.

Passa tutto per l’accettazione. Accettazione, consapevolezza e conoscenza di sé stessi. Perciò, se siete in difficoltà, cercate qualcuno di fidato a cui parlarne per trovare una soluzione insieme.


Grazie a tutti e buone frecce!


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