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La Caritas: esperienza di solidarietà

di Giorgia Carducci - 3C Liceo delle Scienze Umane - opz. Economico/Sociale



Molto spesso siamo convinti di non poter agire concretamente per aiutare persone che si trovano in difficoltà, tuttavia, a volte basterebbe conoscere meglio la propria città per accorgersi che ciò non è vero: numerosi sono i centri di volontariato a cui potersi rivolgere per cercare di strappare un sorriso ai meno fortunati, tra questi vogliamo ricordare l’Arciconfraternita Ss Sacramento e della Regina dei Martiri, una delle tante mense della Caritas con cui abbiamo avuto il piacere di lavorare. Ma esattamente, cos’è la Caritas? Nasce nel 1971 e ad oggi viene riconosciuta come un ente ecclesiastico, costituito dalla Conferenza Episcopale Italiana (Cei), che opera per aiutare i più bisognosi; nel concreto si occupa di promuovere e di mettere in pratica la carità, di coordinare le iniziative e i servizi di ispirazione cristiana, di gestire gli interventi urgenti in Italia e all’estero e collabora con altre organizzazioni cristiane per conseguire sempre obiettivi relativi all’aiuto del prossimo. La Caritas opera a livello globale attraverso la cosiddetta “Caritas Internationalis” che include ben 162 organizzazioni, mentre la Caritas Europa ne conta 48 e i mezzi finanziamenti di cui dispongono sono vari e possono includere parrocchie, scuole, associazioni e famiglie.

Per capire meglio come possiamo veramente adoperarci nel nostro piccolo, abbiamo deciso di intervistare Carlo Virtù, 44 anni, coordinatore della mensa Caritas Giovanni Paolo II di Colle Oppio.


In cosa consiste esattamente il suo ruolo?

Sono il coordinatore della mensa Caritas Giovanni Paolo II di Colle Oppio, in quanto tale mi occupo della normale amministrazione come la gestione o la coordinazione dei volontari, l’accoglienza degli ospiti e il controllo degli ordini per cercare di garantire a tutti un pasto…


Dal punto di vista finanziario, invece, come siete organizzati?

Essendo un centro in convenzione con il comune di Roma otteniamo una quota per una serie di pasti che noi eroghiamo; una volta superata la soglia della quota, attraverso i fondi della otto per mille o della diocesi ad esempio, la Caritas si occupa di pagare la differenza.


Quando ha cominciato con il volontariato e come si è evoluto il suo percorso? Avrebbe mai immaginato di arrivare dove si trova adesso?

Ho cominciato nel novembre del ‘95 all’età di diciannove anni dopo un anno di scout in cui ho cominciato a prestare servizio. Inizialmente lavoravo in mensa quindi pulivo i tavoli e lavavo i vassoi; dopo qualche anno ho iniziato ad occuparmi della pulizia e della manutenzione dell’ostello, spesso facendo anche turni notturni. La richiesta di lavorare a tempo indeterminato è arrivata nel ’99; i primi due anni ho lavorato come operatore di guardaroba in ostello e mi occupavo della pulizia delle persone e delle stanze, successivamente mi sono dedicato alla mensa serale e lavoravo dalle quattro alle undici, in questo periodo ho avuto modo di arricchire la mia esperienza entrando in contatto con persone a volte difficili da gestire. Dal 2007 al 2011 ho ricoperto il ruolo di coordinatore presso la mensa di via Marsala, per poi essere trasferito qui a Colle Oppio.

Devo ammettere che non mi sarei mai immaginato di arrivare dove mi trovo oggi e posso ritenermi fortunato per questo.


Parlando invece della situazione attuale, il Covid come ha cambiato l’ambiente della mensa? Sia dal punto di vista partecipativo che organizzativo.

Nel periodo del primo lockdown dello scorso marzo 2020, anche a causa della chiusura di altri centri di ascolto o di altre mense di Roma, si è verificato un incremento delle persone e tra queste ce ne sono state alcune mai viste in precedenza che spesso avevano delle problematiche che non abbiamo mai affrontato prima di allora. Questa situazione è rimasta oltre la fine della chiusura totale, poi le persone hanno cominciato a disperdersi per il resto del territorio grazie alla riapertura degli altri centri. Ancora oggi abbiamo dei numeri piuttosto elevati che includono non solo disoccupati, ma anche e soprattutto lavoratori poco tutelati; ora possiamo dire di essere ritornati nella situazione pre-covid quindi ci interfacciamo con molti immigrati, giovani disoccupati o anziani.

Dal punto di vista organizzativo, è obbligatorio tenere la mascherina in tutti i luoghi e tutto il tempo, fatta eccezione per il momento dedicato al pasto ovviamente, poi la fila per entrare a mensa è organizzata secondo la disposizione indiana, mentre prima si stava in fila a coppie, e prima di accedere alla mensa misuriamo la temperatura e nel caso in cui sia superiore ai 37 gradi prepariamo un pacchetto con il cibo da portare via e intimiamo la persona interessata a farsi controllare per accettarsi delle sue condizioni di salute. Prima del Covid, i tavoli erano occupati da quattro persone; ora invece i posti sono solo due e viene rispettata la distanza di almeno un metro tra i due consumatori del pasto.


Potrebbe raccontarci un episodio che l’ha toccata particolarmente?

Lo scorso anno ricordo un signore originario del Nord Africa che mi ha detto di essersi presentato alla Caritas la prima volta dopo trent’anni in cui ha lavoratore come parcheggiatore abusivo. Questa sua informazione, nella sua piccolezza, ci ha fatto capire come avremmo dovuto lavorare nei mesi successivi perché presto avremmo avuto a che fare con un’ampia fascia di lavoratori fragili che non hanno avuto mai diritto a nessun tipo di tutela.


Per finire, crede che il volontariato sia abbastanza diffuso?

Nel periodo precedente alla pandemia il nostro numero di volontari fissi era abbastanza alto, lavoravamo anche con scuole o con parrocchie nei fine settimana e nel periodo estivo. Il lockdown ovviamente ha reso impossibile continuare a lavorare con questi gruppi di persone, tuttavia, a seguito di un nostro appello con cui abbiamo espresso il bisogno di un maggior numero di volontari, la città di Roma ha risposto prontamente e molte persone hanno accolto la nostra richiesta. Inoltre, il vaccino si sta rivelando molto utile e il numero di volontari sta ritornando a quello iniziale; per rispondere alla tua domanda, posso affermare che almeno a livello locale il volontariato sia sufficientemente praticato.


Dopo aver terminato l’intervista con il coordinatore Virtù, abbiamo avuto l’opportunità di intervistare anche un volontario di turno.


Buongiorno e grazie della sua disponibilità, potrebbe dirci quali sono le sue funzioni in questa attività?

Certamente, sono un semplice volontario e in quanto tale mi occupo di varie mansioni, posso lavorare nella parte di ristorazione, di differenziazione dell’immondizia, di distribuzione dei vassoi e dei pasti. Ovviamente mi dedico anche all’ambito dell’accoglienza in cui si cerca di offrire il proprio supporto anche chiacchierando semplicemente con queste persone.


Esattamente di quale associazione fa parte e cosa l’ha spinta a prendervi parte?

Faccio parte della A.S.D. Podistica Solidarietà, formata maggiormente da corridori e che si occupa principalmente di sport. Credo che la mia spinta personale sia stata l’aver avvertito di poter essere utile all’interno di una realtà diversa da quella in cui sei costretto a vivere; sono grato di aver cominciato con il volontariato perché riesce a farmi sentire ricco nell’animo.


Qual è la difficoltà maggiore che ha riscontrato nei suoi operati?

Non credo di poter parlare di vere e proprie difficoltà, sia a livello fisico che psicologico, perché quando si comincia un’attività simile si deve arrivare già mentalmente preparati a sopportare qualunque cosa.


Cosa pensa delle persone che denigrano attività come queste? Le riesce a giustificare in qualche modo?

Credo che ognuno sia libero di pensare ciò che vuole, ma probabilmente il loro pensiero è legato a una mancanza di esperienza e se conoscessi qualcuno con questa idea lo inviterei sicuramente a provare per poi discuterne successivamente.


Per finire, potrebbe dare un consiglio a colore che vogliono intraprendere un’attività di volontariato?

L’unico consiglio che mi sento di dare è quello di agire perché si sente il bisogno di farlo perché alla fine il volontariato consiste nel ritagliare una parte della propria vita un tempo utile per altri che ne hanno bisogno, quindi l’elemento fondamentale è sicuramente la volontà.



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