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La sfida dei maturi

di Francesca Tognozzi

5A Liceo Classico


Presentiamo, senza pretese sociologiche o statistiche, tre punti di vista sugli esami, uno per ciascuna componente.


Quest’anno tutti gli studenti delle quinte hanno affrontato l’esame di Stato con il ritorno delle prove scritte e il colloquio orale. C’è chi ritiene ingiusta tale scelta dopo due anni di pandemia e chi invece pensa che ritornare all’esame tradizionale sia uno dei tanti step che piano piano ci riportano alla normalità. Forse la ragione sta nel mezzo: certo non si può nascondere una maggiore difficoltà dopo due anni di lezioni a distanza e con poche prove scritte, ma il passo andava pur fatto prima o poi per, appunto, riprendere un percorso scolastico con una “maturità normale” e tradizionale. In fondo l’esame di maturità è la fine di un percorso importante e anche un rito di passaggio verso un nuovo capitolo della nostra vita.



Abbiamo iniziato gli scritti con la prova di italiano e le tracce assegnate spaziavano da temi di letteratura a temi di piena attualità, garantendo una vasta possibilità di scelta per ognuno di noi anche con molto tempo a disposizione per riflettere sulla traccia da svolgere e dimostrare al meglio le proprie conoscenze. La seconda prova scritta, diversa per ogni istituto e adattata al livello di ogni classe, è quella che ha agitato di più gli animi: per noi il latino.

Arrivato il tanto atteso colloquio orale, io stessa non nego di essermi trovata in uno stato di profonda agitazione che ho cercato di gestire mantenendo il più possibile la calma, per non farmi sopraffare dall’ansia che avrebbe potuto compromettere il risultato dell’esame. Una volta entrata in aula mi è stato mostrato lo spunto del colloquio orale, dandomi cinque minuti di tempo a disposizione per riflettere bene sui collegamenti possibili di tutte le materie. Ascoltando anche i colloqui di altri miei compagni ho potuto constatare che gli spunti assegnati consentivano sempre di collegare abbastanza agevolmente tutte le materie.


Concluse tutte e tre le prove, mi sono confrontata con i compagni di classe e sono emerse alcune riflessioni discordanti: non tutti si ritengono soddisfatti del punteggio ottenuto, alcuni sostengono che oltre al punteggio degli scritti e degli orali bisognerebbe anche tenere conto dell’andamento scolastico che ciascuno di noi ha avuto nei cinque anni e quindi assegnare un punteggio finale anche in base a questo ulteriore criterio di valutazione.


Il consiglio che mi sento di dare a chi dovesse leggere queste riflessioni è quello di affrontare le tre prove con la maggiore serenità possibile, consapevoli di poter dare il meglio di se stessi: in questo percorso si viene comunque accompagnati fino in fondo dai propri insegnanti che cercano di sostenere i propri studenti mettendoli a proprio agio. Non bisogna vivere questo momento con paura, ansia e stress perché questi sono stati emotivi che non aggiungono nulla alla riuscita delle nostre prove di esame, anzi, al contrario ci tolgono la lucidità, la concentrazione e l’energia necessari per raggiungere il risultato con successo.


Bisogna arrivare lì decisi e volenterosi di dimostrare ciò che abbiamo appreso in questi cinque anni e il colloquio orale è proprio il nostro momento, l’occasione in cui siamo noi studenti a dimostrare ai professori chi siamo e quanto siamo maturi!

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