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Le molte vite del disco in vinile

di Paolo Corciulo

direttore della rivista SUONO


“Mary had a little lamb...”. Nel lontano 1887 Alva Edison riuscì per la prima volta al mondo a riprodurre su un supporto sonoro queste parole, tratte da una filastrocca inglese. Una rivoluzione che avrebbe consentito la diffusione seriale dei contenuti audio, anche se solo anni più tardi (1948) con la nascita del disco in vinile sarebbe stato possibile ascoltare nelle abitazioni la musica che volevamo e non solo quella trasmessa dalle radio. A tanti anni di distanza e nonostante la nascita di nuovi metodi per la diffusione della musica, il disco in vinile è ancora qui ...

Preparare il caffè con la Moka o inserire una cialda nella Nespresso? Armarsi di santa pazienza, spazzole, panni e crema per le scarpe per pulirsi i mocassini (“...ci sono un sacco di cose che si possono dire di una persona dalle sue scarpe: dove sta andando, dove è stato – da Forest Gump”) o inserire il piede in un lucida-scarpe elettrico? Riti e valori emozionali vengono sottolineati dagli oggetti iconici che li rappresentano e in contrapposizione all’immediatezza e alla facilità d’uso e di gestione, per una sorta di legge del contrappasso si tende sempre a compensare e riequilibrare quel che per logica o per semplicità sembra destinato verso un’unica via…


All’enunciato dell’allora amministratore delegato di Hewlett-Packard Carly Fiorina (qualsiasi cosa, in qualsiasi posto, in qualsiasi momento – 2005) che esponeva le doti multimediali mirabilmente sintetizzare oggi dallo smartphone, forse non è un caso che si contrapponga, almeno per quel che riguarda l’ascolto della musica, un avvenimento come la rinascita del vinile che a quel qualsiasi cosa, in qualsiasi posto, in qualsiasi momento offerto dal telefonino che ognuno di voi possiede, alterna il “solo” di un album specifico, quello inserito sul piatto del giradischi), ascoltato“solo” nel momento in cui azionerò il movimento dell’insieme braccio-testina per percorrerne i solchi e utilizzato “solo” nei pressi di una presa elettrica (visto che giradischi portatili, ad eccezione dei mangiadischi degli anni 60 che di nome e di fatto ingurgitavano i 45 giri, non ce n’è!), perché è li che un disco in vinile potete ascoltarlo, in barba all’ubiquità di ogni “cuffietta” del mondo!


Un patrimonio musicale circoscritto quelle delle discografie di ognuno, se pur rappresentativo delle proprie scelte e di un percorso iniziatico, quello stabilito dai dischi che vi siete procurati, in antitesi all’idea di una Biblioteca di Alessandria (se non sapete di che si tratta googglate il termine – è interessante scoprire di che si tratta) rappresentato da Spotify, Deezer o un altro fornitore di servizi simili. Ancora: la dimensione circoscritta sia in termini di contenuto musicale, in genere non più di 35 minuti per facciata che per dimensioni dell’LP, contro l’astrazione immateriale di un file musicale o, addirittura, di un “coso” indefinibile come il flusso di uno streaming...

Analogico vs digitale

La musica può essere codificata in forma analogica, dunque costantemente coerente con la forma d’onda che la rappresenta, o in maniera digitale in cui l’alternanza di due unici stati (1 e zero) comporta una ricostruzione “a scalini”, per quanto raffinata.



Eppure se nell’ascoltare la musica tutto sembra protendere a favore dell’immediatezza, della semplicità e dell’economia, il disco in vinile vive quella che si dice una nuova giovinezza. Anzi, di più: non si ricorda a memoria d’uomo un altro caso, perlomeno nell’ambito della tecnologica, di uno standard (la realizzazione dei dischi in vinile avviene in maniera analogica), che superato prima da un ibrido tra una forma materiale e un contenuto che non lo è (nel CD la codifica è digitale), poi da quella che a SUONO abbiamo definito “musica liquida (vedi wikipedia), abbia saputo in ultimo tornare in auge. Per definizione ogni nuovo standard uccide il precedente; per il vinile invece no!


Dieci anni dopo la nascita del CD (1983) la partita sembrava decisa con le le vendite del vinile praticamente residuali, poi paradossalmente la nascita dell’ulteriore formato “liquido” hanno determinato il declino del CD ma non del vinile. Certo in termini complessivi di mercato, quella del vinile è ancora una fetta relativamente piccola ma si ingrandisce ogni anno di più…


Perché?


Una delle ragioni è che la musica riprodotta su un disco in vinile si sente bene, molto meglio che tramite un collegamento Bluetooth (anche se anche qui si sta migliorando): se scollate le cuffie dalla testa e la ascoltate attraverso una catena di riproduzione cosiddetta hifi (testina – braccio – giradischi – amplificatore – diffusori) lo scoprirete! La ragione per sommi capi è che la codifica digitale, per quanto sempre più accurata grazie al costante aumento della sua risoluzione, è comunque un’approssimazione rispetto alla codifica analogica. Se le lezioni di fisica vi sembrano astratte e noiose chiedete al vostro insegnante di spiegarvi quali principi consentono ad un “ago” che percorre un solco di trasformare delle vibrazioni in musica: vi appassionerà!


E poi il vinile è iconico, ascoltarlo è un rito e mentre lo si ascolta si può godere di una seconda forma d’arte oltre quella musicale, costituita dalle ampie illustrazioni in copertina e nel libretto interno del disco: pensate che negli anni ‘70 quando il vinile era al massimo del suo splendore si sceglievano i migliori fotografi, art design, fumettisti e persino pittori per realizzarle! Delle vere opere d’arte come nel caso di Sticky Fingers (The Rolling Stones) nata da una intuizione di Andy Warhol e realizzata dal designer Craig Braun. In copertina una foto in bianco e nero e una vera chiusura lampo che una volta tirata giù, mette in mostra un paio di mutande. Magari in un’epoca in cui molte libertà sono concesse al linguaggio non vi sembrerà nulla di trasgressivo ma all’epoca molte catene di grandi magazzini si rifiutarono di esporre il disco perché metteva in risalto un’ambigua protuberanza all’altezza del pube. Altra copertina che ha fatto storia, quella del primo album dei Joy Division Unknown Pleasures: completamente nera, aveva al centro una strana immagine bianca, senza alcuna spiegazione di cosa fosse.


Venne poi spiegato che si trattava di un grafico comparato delle frequenze del segnale proveniente da una stella di neutroni, detta Pulsar. A realizzarla Peter Saville, graphic designer di chiara fama che ha recentemente collaborato al restyling del logo di Calvin Klein. Per inciso: nell’agosto 2008 Saville ha affermato che le copertine dell’album erano morte... Per fortuna non aveva ragione e le copertine sono ancora un elemento cruciale di quel ritorno alla matericità della musica legato al rinnovato successo del vinile!


Insomma maneggiare un LP in vinile è bello e “il” bello è che a riscoprirlo siete stati proprio voi della “generazione qualche cosa” (lo dicono i dati di vendita) e non noi vecchi nostalgici della barba fatta con il rasoio a mano libera..!

Alla portata di tutti

Sul mercato oggi è facile trovare delle soluzioni economiche e plug’n play per la riproduzione del vinile. Il ProJect Elemental viene fornito con braccio, testina, stadio fono e presa USB a 269 euro. Basta collegarlo al computer o inserirlo con il resto della catena hi-fi (amplificatore e casse) per poter ascoltare la musica.



Ascolti musica? E come lo fai? qual è il suono che ti piacerebbe ascoltare o realizzare? Raccontaci quali sono gli artisti e i dischi che preferisci. Sul sito www.suono.it c’è uno spazio che ti attende!

#ioscrivopersuono



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