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Le Acque Fangose del Blues

di Stefano Mingarelli

docente di Storia e Filosofia presso il Liceo Statale "Maria Montessori"


I Rolling Stones devono il loro nome ad un verso della canzone "Manish boy", un brano di un certo Muddy Waters. 

Keith Richards, il chitarrista delle "Pietre Rotolanti" racconta di quando durante la loro prima tournée negli Stati Uniti nel '64 vollero andare a trovare il loro ispiratore. Videro un imbianchino lavorare sui muri esterni della Chess Records e gli chiesero dove fosse l'ingresso; una volta entrati chiesero alla segretaria dove potessero incontrare Muddy Waters e lei rispose: "Fuori, è quell'uomo che sta ripitturando il muro"; Keith confessa che in quel momento un paio di loro scoppiarono addirittura a piangere, così offrirono a Waters di seguirli in Inghilterra e gli organizzarono un tour. 

Il Blues non aveva più successo nei primi anni sessanta in America, mentre la scena Blues "bianca" inglese, grazie alla reperibilità a buon mercato di dischi americani 45 giri e alla molto più ridotta presenza di pregiudizi razziali, stava letteralmente esplodendo: gli Yardbyrds, i già citati Rolling Stones, la Graham Bond Organization, Alexis Korner, in particolare i Bluesbreakers di John Mayall tra tutti, erano una vera fucina di talenti, da dove usciranno i grandissimi Peter Green e John Mac Vie (che fonderanno i Fleetwood Mac), Mick Taylor (futuro Rolling Stone) ma soprattutto Eric Clapton che proprio in quella formazione si affermerà come genio della sei corde; si trattava della cosiddetta British Blues Explosion.


McKinley Morganfield era il vero nome di Muddy Waters, che tradotto vuol dire “Acque Fangose”, un soprannome derivato dalle acque melmose del Mississippi, Stato da cui proveniva Morganfield, un nome da schiavo quindi. "Campo dei Morgan" era il cognome, a sottolineare il marchio di proprietà con cui i padroni suddividevano i loro acquisti di esseri umani. Come nome aveva invece McKinley, forse così si chiamava suo nonno, che schiavo lo fu per davvero e a cui fu attribuito il nome dal cognome di un'altra famiglia bianca che lo aveva acquistato. 

McKinley proveniva dalla Luisiana, dalla piantagione Stoval in Mississippi, dove faceva il contadino. Fu scoperto negli anni ‘40, come spesso accadeva, da un antropologo in cerca di canti tradizionali, il quale gli fece incidere un paio di canzoni con un incisore portatile. Con quel disco McKinley emigrò a Chicago e fece la sua fortuna con i due fratelli Chess, discografici d'origine polacca, che producevano i neri perché i bianchi non volevano lavorare con loro in quanto ebrei. Grazie a loro si scoprirono i talenti di Etta James, Koko Taylor, Chuk Berry, Howlin Wolf e molti altri. 

La Chess Records con i suoi personaggi è stata efficacemente immortalata da un ottimo film del 2008 chiamato "Cadillac Records". 



Cercando le vere radici di quel suono, dobbiamo fare un passo indietro verso gli anni 20 e 30, dove troviamo Son House (1902-1988) che sarà il mentore di Robert Johnson, un altro geniaccio al quale si deve la definizione classica del blues in 12 battute, e ovviamente di Muddy Waters. Son House è soprattutto il capostipite della tradizione folk-blues; nato in Mississippi vicino a Clarksdale, nel 1930 incise nove pezzi insieme al già celebre Charlie Patton. La Grande Depressione e una vita sfortunata lo indussero a lasciar perdere la musica per decenni ma negli anni Sessanta fu scovato nello Stato di New York dall’etnomusicologo Alan Lomax e iniziò di nuovo ad esibirsi e a produrre dischi. 

Caratterizzata da un cantato potente ed emotivo e da una chitarra slide assolutamente unica, in cui il ‘bottleneck’ (una specie di anello di vetro o di metallo che si fa scivolare sulle corde) privilegia gli accordi rispetto alle singole note, la musica di Son House aveva un approccio “estatico” all’interpretazione, divenendo già durante gli anni ’30 un riferimento per qualsiasi aspirante bluesman. 

Ben prima della British Blues Explosion, la Muddy Waters Blues Band si esibì in concerto al Newport Jazz Festival del 1960, un evento che segnò un punto cruciale per in Chicago Blues. Il poeta nero Langston Hughes scrisse un brano per l'occasione - Goodnight Newport Blues, Muddy e la sua Band erano al massimo, il concerto venne ripreso ottimamente e registrato, lasciando una testimonianza unica. 

Abbiamo detto che già nella metà dei '60 il Blues stava passando di moda e il concerto di Newport ne segnò il canto del cigno, almeno di questa prima fase, per la prima volta il Blues si stava affermando attraverso i media come musica a valenza sociale se non politica, questo in un periodo di forti tensioni razziali, non poteva che alimentare ulteriore ostruzionismo e censura da parte delle autorità. Il periodo di rinascita si ebbe come una delle conseguenze della rivoluzione culturale e della lunga stagione di proteste di fine anni ’60, agli antropologi si sostituirono ormai le Rock Star e gli Show Men, come il duo John Belushi – Dan Aykroyd, che saldarono il debito con i grandi maestri Blues promuovendone la loro affermazione sul grande pubblico e trasformando il genere in un fenomeno internazionale quasi al pari del Rock and Roll.



Fig. 1 Willie Dixon al Contrabasso e Muddy Waters alla chitarra. Difficile immaginare che possano esservi stati artisti come Eric Clapton, Rolling Stones, Doors, Led Zeppelin ecc, senza loro due.














Fig.2 Una delle ultime foto di Muddy Waters con, alla sua sinistra,  l'armonicista Jerry Portnoy, alla sua destra, il chitarrista Bobby Margolin e, dietro, il bassista Calvin "Fuzz" Jones. 

Completavano la line-up i leggendari "Pinetop" Perkins al pianoforte e Willie "Big Eyes" Smith alla batteria. 

Una delle più grandi band di tutti i tempi.

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