Le olimpiadi invernali
- Redazione
- 27 dic 2025
- Tempo di lettura: 4 min
di Agostino Bistarelli
membro Consiglio Direttivo AC Scuola Montessori APS
docente di Storia e Filosofia presso il Liceo Statale "Maria Montessori
Febbraio e marzo saranno mesi importanti per lo sport italiano e non solo: il giorno 6 febbraio ci sarà infatti la cerimonia di apertura dei XXV Giochi Olimpici invernali e un mese dopo si inaugureranno i Giochi paralimpici di Milano - Cortina.
In totale, su 16 discipline, saranno assegnate 1146 medaglie, così distribuite 735 per i Giochi olimpici e 411 per i Paralimpici. I 195 eventi previsti saranno disputati, oltre che a Milano, dove si terranno la Cerimonia di Apertura e le gare di hockey su ghiaccio, pattinaggio di figura, pattinaggio di velocità e short track, a Cortina, dove si svolgeranno gare di sci alpino, bob, curling, slittino e skeleton, e poi anche Bormio, Livigno, la Val di Fiemme e Anterselva.
La fiamma olimpica, consegnata il 4 dicembre ad Atene, è partita da Roma il 6 dicembre e dopo 60 tappe che attraverseranno tutto il territorio nazionale arriverà a Milano il 5 febbraio. La fase preparatoria italiana ha avuto un altro momento simbolico il 22 dicembre, al Quirinale, quando il Presidente della Repubblica ha consegnato il tricolore ai portabandiera Arianna Fontana, Federico Pellegrino, Federica Brignone, Amos Mosaner, per la delegazione olimpica, e a Chiara Mazzel e René De Silvestro per quella paralimpica.
L’assenza tra i portabandiera di alcuni campioni, come Sofia Goggia e Ghedina, ha provocato qualche perplessità. Non è un caso che il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, nel suo discorso abbia affrontato direttamente il problema, ricordando prima di aver richiesto al Comitato Olimpico internazionale una deroga per portare a quattro i portabandiera, visto che ci sono due città e nessuna delle due avrebbe rinunciato ad esprimere candidature, e poi a pronunciare queste parole significative: “ Scegliere queste due atlete e questi due atleti è stata la decisione più difficile da quando sono stato eletto Presidente del CONI. Ogni valutazione finisce sempre per far felice qualcuno e scontentare qualcun altro”.
Ma polemiche più importanti hanno accompagnato tutti questi mesi fin dal momento della decisione di presentare la candidatura: prima Milano, poi Milano - Torino, poi a tre, Milano Torino Cortina, poi il ritiro di Torino, con relativi scambi polemici tra sindaci, governatori di Regione, Governo, Coni. Polemiche anche sul finanziamento dell’opera, prima a carico solo degli Enti Locali e dei privati, poi anche con un contributo del Governo.
Altre rilevanti polemiche sono state sollevate sui lavori per gli impianti, sia per il loro costo sia per la loro sostenibilità ambientale. Emblematiche di entrambi gli aspetti sono le vicende della pista per il bob e dell’uso della neve artificiale. La costruzione della pista ha provocato l’abbattimento di centinaia di alberi del bosco di Ronco e il suo costo è passato dagli 81 milioni di euro previsti dal bando iniziale a 118.400.000 euro della nuova assegnazione. Per quanto riguarda la neve artificiale la Federazione Internazionale Sci, attraverso il suo presidente Johan Eliash, ha chiesto conto, a una settimana dal Natale, dei ritardi negli impianti di innevamento artificiale, essenziali per siti come Livigno, Mottolino e Carosello, dato che le gare richiedono neve resistente per sicurezza e uniformità.
A 45 giorni dall’inizio delle competizioni, diversi impianti risultano incompleti, ma ci sono anche i problemi di sostenibilità: per produrre i metri cubi di neve artificiale necessari, servono circa 836-948 mila metri cubi d'acqua, prelevata da quei fiumi alpini che già risentono del cambiamento climatico.
Per i nuovi bacini di accumulo approvati, ma che comunque non bastano pienamente al fabbisogno olimpico, l'Eni fornirà la tecnologia già usata nell’edizione di Pechino 2022, ma questo comporta enormi consumi energetici e di acqua.
Senza dimenticare che la neve artificiale impatta sul suolo con inquinanti e alterando ecosistemi.
La rete delle associazioni che monitora le spese e le procedure per i Giochi, “Open Olympics”, nel suo ultimo rapporto, redatto da Libera – Associazioni nomi e numeri contro le mafie, segnala che sono 98 le opere indicate nel sito di Società infrastrutture Simico, con un investimento di tre miliardi e mezzo, di cui 31 (solo il 13%) dedicate a impianti sportivi per i Giochi e 67 (l’87%) destinate alla cosiddetta legacy, il “lascito” dei Giochi, “soprattutto interventi stradali o ferroviari” (45 su 67), che vengono pagate con i soldi dei contribuenti. Simico S.P.A. è stata costituita in attuazione della cosiddetta “Legge Olimpica” ed è partecipata dai Ministeri dell’Economia e delle finanze e delle Infrastrutture e dei trasporti (35% ciascuno), dalla Regione Lombardia e dalla Regione Veneto (10% ciascuna), e dalle Province autonome di Trento e di Bolzano (nella misura del 5% ciascuna).
A fine ottobre risultavano concluse 16 opere, mentre 51 erano ancora in esecuzione, 3 in gara e addirittura 28 in fase di progettazione. Solo 42 opere finiranno prima dell’evento, mentre il 57% sarà completato dopo i Giochi, con l’ultimo cantiere nel 2033.
Così risulta un miraggio l’obiettivo di auto-sostenibilità economica (ricavi che coprono le spese) che era stato proclamato al momento della presentazione della candidatura. Rimane l’auspicio del presidente Mattarella, pronunciato nella cerimonia della consegna delle bandiere, che questi Giochi rappresentino “un’occasione importante, l’occasione della scoperta del nostro Paese.
Sarà una vetrina per l’Italia”, con la sottolineatura che “le gare olimpiche e paralimpiche sono legate a tanti valori umani e sociali.
In questo tempo difficile, sarà molto importante il messaggio di pace, solidarietà e amicizia diffuso dai Giochi”.









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