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  • AC Scuola Montessori APS

EDITORIALE

di Agostino Bistarelli

membro Consiglio Direttivo AC Scuola Montessori APS

docente di Storia e Filosofia presso il Liceo Statale "Maria Montessori"


     Quest’anno per celebrare il 25 aprile la scuola ha pensato di organizzare una serie di visite in luoghi importanti per la storia della città in quei nove mesi terribili che vanno dall’8 settembre 1943 al 4 giugno 1944, dall’annuncio dell’armistizio alla Liberazione di Roma. Nove mesi di resistenza all’occupazione nazista e alla collaborazione con questa dei fascisti della Repubblica sociale. Resistenza in tante forme: armata, politica, culturale, di cura e assistenza ai bersagli della persecuzione, di lotta contro la fame, compiuta da donne e uomini di ogni età, di estrazione sociale o idea politica differente. E quindi Porta San Paolo, le Fosse Ardeatine, il Quadraro, simboli di quei mesi ma anche i dintorni di Via Livenza e di Via Casperia perché la Storia grande si può ancora vedere nelle pietre d’inciampo, nelle lapidi, nelle targhe, nei palazzi e nelle strade in cui si sono svolte le storie “piccole” di chi allora non si era rassegnato a subire l’occupazione, le ingiustizie, la privazione della libertà e della dignità. Un bel libro di testimonianze sulla Resistenza in Piemonte contiene nel titolo “epica minima”: un ossimoro che ci dice che possiamo tutti fare qualcosa anche nei momenti più bui. 


Così camminando insieme, abbiamo riscoperto o scoperto la vicenda di Ugo Forno, il partigiano bambino che abitava in via Nemorense, morto per difendere il Ponte sull’Aniene che i tedeschi volevano far saltare, il giorno in cui gli americani sono arrivati a Roma. O quella del medico Luigi Pierantoni e di Raffaele Zicconi, che abitavano in Piazza Ledro esponenti del Partito d’Azione, arrestati il 7 febbraio 1944 e fucilati alle Fosse Ardeatine. Siamo passati anche a via Basento, dove al civico 55 c’era la tipografia in cui si stampava clandestinamente “Italia Libera” e dove venne arrestato Leone Ginzburg, torturato a morte dai tedeschi. E all’angolo tra via Cagliari e via Alessandria dove il 22 ottobre 1943 venne arrestato Claudio Pavone, che per liberarsi del materiale antifascista che aveva con se prima del coprifuoco lo aveva messo in una macchina che aveva i finestrini abbassati: peccato che era quella del vicecapo della polizia della Rsi. Pavone passò alcuni mesi a Regia Coeli e poi, per sua fortuna, venne trasferito nel carcere di Castelfranco Emilia: riuscì così ad evitare la sorte di molti dei suoi compagni che finirono trucidati alle Ardeatine. Tra questi anche Giuseppe Lo Presti, un suo amico con cui aveva condiviso, in una di quelle chiacchierate che i giovani fanno a vent’anni, una riflessione sulla morte: con la scelta della Resistenza ci mettiamo nella condizione di uccidere o essere uccisi, di provare paura e turbamento per entrambe le cose.


Ho avuto la fortuna di avere Pavone come professore all’Università, con lui ho fatto la tesi, con lui ho iniziato a fare ricerca storica. Tra i suoi insegnamenti questo mi sembra il più adatto in questi tempi: tra le colpe del fascismo c’è anche quella di costringere le persone a scegliere se dare o ricevere la morte. Per la nostra fortuna, anche se qualcuno cerca di rimuoverlo, ci furono donne e uomini accettarono quella scelta, la fecero dalla parte giusta, ci hanno donato la Repubblica e la Costituzione. 


Mi auguro che il prossimo anno, per celebrare gli ottanta anni dal 25 Aprile, siano i ragazzi e le ragazze del Montessori a guidare queste visite, magari scoprendo altri protagonisti e altri luoghi di quella Resistenza che ci ha reso Liberi.




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