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L'associazione come luogo di prospettive formative in chiave montessoriana

di Giovanni Scancarello

Dirigente Scolastico Liceo Statale "Maria Montessori"


L’associazione culturale nasce in un momento particolare della vita della scuola nel suo complesso e del Liceo Montessori in particolare. L’associazione culturale Scuola Montessori, fu concepita inizialmente come una realtà che potesse sostenere la scuola in una fase delicata, quale fu quella che seguì alla riforma della Legge 13 luglio 2015 n. 107, soprattutto per la forte spinta all’apertura al territorio che in quel momento arrivava alla scuola. Infatti l’associazione fu la risposta ad una forte domanda di collegamento con il territorio, soprattutto per fare fronte all’impegno di quella che allora era l’alternanza scuola lavoro, oggi PCTO (percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento) ma non solo. Si coglieva l’urgenza di impegnare la scuola anche su un versante educativo nuovo che si occupasse anche del sistema non formale e informale di apprendimento oltre che di quello formale.

Le ragioni alla base della costituzione di un’associazione come l’associazione culturale Scuola Montessori sono molteplici. Alcune di carattere più generale, altre più specifiche.


In generale c’è da dire che l’autonomia scolastica, nella sua aspirazione più ambiziosa, nasceva e consisteva nel mettere le scuole in condizione di creare legami con il territorio, aprirsi all’esterno, superare la tradizionale chiusura e la separazione dal resto della società, in vista di un progetto di formazione aperto, permanente, integrato con la cultura e i bisogni del territorio. In altri termini con l’autonomia scolastica la scuola è chiamata a fare rete e in questo senso si è voluto dare seguito alle previsioni dell’art. 7 soprattutto dei commi 8, 9 e 10 del DPR 275/1999 (Regolamento dell’autonomia scolastica) a proposito dello strumento, appunto, della “rete”.


C’è poi il discorso della realtà organizzativa dell’associazione che può operare affianco alla scuola e a suo supporto con gli strumenti di cui può disporre un soggetto associativo, quindi in modo molto più diretto e immediato rispetto alla scuola che è calibrata su procedure più schematiche. Si pensi ai progetti PCTO, ad esempio a quello sulla peer education, che era sempre stato un sogno nel cassetto della scuola ma che non aveva trovato modo di decollare, così come invece è stato con l’intervento dell’associazione, che è riuscita a valorizzare e a capitalizzare l’interesse stesso degli studenti che vi partecipano, con il riconoscimento dell’attività nell’ambito del proprio curriculum. Non ultimo bisogna anche pensare che l’associazione consente a docenti, ma anche genitori e studenti, che pur se usciti dalla scuola, magari perché andati in pensione o passati all’università, e che vogliano ancora contribuire a sostegno della propria scuola, di poterlo continuare a fare.

Sul piano più specifico, invece, è più complessa la questione per un’associazione che voglia ispirarsi nel nome ma anche nel metodo ad una figura quale quella di Maria Montessori. Innanzitutto, l’associazione trova ospitalità nella scuola che, non solo eredita il nome di uno dei più illustri personaggi di fama mondiale, cioè di Maria Montessori, ma ne conserva anche la memoria. Maria Montessori, infatti, fu la prima direttrice della Regia Scuola Magistrale a Metodo Montessori di via Livenza, istituita il 5 febbraio 1928 con lo scopo di formare le maestre del “grado preparatorio” (l’allora scuola primaria) al metodo Montessori, che nel frattempo era stato consolidato per la scuola dell’Infanzia nel quartiere di San Lorenzo.


La vocazione “magistrale”, dunque, è sempre stata all’origine della storia di questa scuola che è intimamente intrisa con la storia di questa città e del territorio, che trasuda storia e identità pedagogica che è da considerare un caso più unico che raro nel panorama scolastico nazionale. Uno degli scopi che infatti si è data l’associazione è quello di iniziare a lavorare in vista della protezione e della cura dell’eredità lasciata alla scuola da Maria Montessori e dalle maestre che si sono formate al suo metodo, proteggendo le innumerevoli prove del loro passaggio, documenti, materiali originali ecc., che sebbene non abbiano un valore rilevante sul piano economico, hanno un valore intrinseco inestimabile per la cultura e il mondo della scuola. Il nostro Liceo sebbene abbia tentato, istituendo a suo tempo un museo dedicato a Maria Montessori e al suo passaggio in questa scuola, non può più sostenere da solo questo compito.


La vocazione “magistrale”, dunque, è sempre stata all’origine della storia di questa scuola che è intimamente intrisa con quella della nostra città. Un territorio che trasuda storia e identità pedagogica, per cui la storia della nostra scuola è da considerarsi un caso più unico che raro nel panorama scolastico nazionale. Uno degli scopi che infatti si è data l’associazione è quello di iniziare a lavorare in vista della protezione e della cura dell’eredità lasciata alla scuola da Maria Montessori e dalle maestre che si sono formate al suo metodo, proteggendo le innumerevoli prove del loro passaggio (documenti, manoscritti, materiali originali ecc.), che sebbene non abbiano un valore rilevante sul piano economico, hanno un valore intrinseco inestimabile per la cultura e il mondo della scuola. Il nostro Liceo, sebbene a suo tempo abbia tentato di rispondere alla responsabilità che le pone questa sua eredità, istituendo un museo dedicato a Maria Montessori, oggi non può più sostenere da solo questo compito. Da allora infatti gli istituti secondari di secondo grado hanno raddoppiato la propria popolazione scolastica, sono stati conferiti loro compiti e ruoli soprattutto amministrativi che li hanno trasformati nel modo di lavorare, rispetto al periodo in cui ci si sarebbe potuti prendere cura di attività di valorizzazione culturale, come fu appunto il museo. All’associazione è demandato in questo senso un compito importante che auspichiamo di realizzare in un futuro non troppo lontano, magari rifondando il museo e ad inventariare tutti i materiali rimasti da catalogare.


Analogo il ragionamento sulla grande intuizione dell’Erdkinder (I ragazzi della Terra) edito in lingua inglese sul “Bulletin” dell’Associazione Montessori Internazionale (Amsterdam, 1939), in cui veniva descritta a scuola secondaria ideale per gli adolescenti. L’associazione, per le stesse ragioni sopra ricordate sulla sfida della valorizzazione del patrimonio culturale di Maria Montessori, può tenere accesa la luce su questo contributo pedagogico unico nel suo genere, probabilmente a livello mondiale. Non è un mistero, per altro, che, sebbene il suo metodo sia nato qui in Italia, soprattutto le implicazioni legate ai suoi studi sull’adolescenza sono state fatte proprie da altri Paesi e non dal nostro.


La scuola in quanto tale è inserita in un quadro organico che è quello proprio dell’ordinamento scolastico che non consente, salvo che per alcuni interventi limitati però nello spazio e nel tempo, di adattare alcuni principi del metodo montessoriano all’istruzione secondaria di secondo grado. Ma in un certo senso la scuola ha fatto già quello che poteva, pensiamo alla promozione dell’autonomia, al centro dell’immaginario montessoriano della scuola per gli adolescenti, e alla scelta di sperimentare il cosiddetto metodo Dada (didattica per ambienti di apprendimento o altrimenti noto come “classi per materia” o “classi laboratorio”, dove non è il docente che si muove tra le classi ma è lo studente, così come avviene in un’ottica accademica o universitaria).


Riferendosi in chiave critica all’impianto della scuola secondaria superiore dei suoi tempi, Maria Montessori a proposito degli studenti diceva: “A 14 anni ed oltre devono ancora sottostare alla puerile minaccia dei “cattivi voti” […] Il lavoro scolastico è così “misurato”, “pesato”, come una cosa inanimata, non “giudicato” come un prodotto della vita […]. Così lo studio diventa un pesante e intollerabile fardello che opprime le giovani vite invece di essere sentito e accolto come un privilegio, come il mezzo per essere iniziato alla conquista di quella cultura che è l’orgoglio della nostra civiltà”.


Ebbene il tentativo che possiamo fare come scuola è appunto quello di ispirarci e ispirare i percorsi educativi ai principi pedagogici montessoriani, sebbene in un contesto (i voti, la promozione, la bocciatura ecc.) che contraddistinguono la scuola del tempo di Maria Montessori ma anche del nostro.


Un’associazione culturale, in quest’ottica collegata alla scuola, può darsi una prospettiva diversa e aprire l’orizzonte della scuola stessa, più in linea con i principi montessoriani di promozione di spazi di autonomia ed espressione culturale, in cui liberare la creatività e la personalità dello studente. Questa pubblicazione ne è un esempio. Per l’associazione si tratta poter organizzare le attività dei suoi partecipanti (siano essi docenti, genitori o studenti) sulla base di un generale principio di promozione di una virtù che in ambito educativo è data dalla capacità di saper essere soggetto e protagonista della cultura oltre che oggetto e consumatore.


D’altra parte che si tratti della giusta prospettiva, lo dimostra l’introduzione da quest’anno del Curriculum dello Studente, volto a valorizzare, insieme ai percorsi formali di istruzione, anche quelli educativi informali e non formali. L’associazione può rappresentare sicuramente una sponda importante anche per questo, soprattutto per quanti non hanno accesso a percorsi formativi extrascolastici o non hanno la possibilità di esprimere il proprio talento. Ma i principi e le implicazioni provenienti dall’Erdkinder sono impegnativi e anche molteplici; pensiamo soltanto alla dimensione “medica” a cui Maria Montessori dedicava attenzione, essendosi resa conto, forse per prima, che le implicazioni sanitarie dell’adolescenza erano e sono tutt’altro che scontate e trascurabili.

Maria Montessori fu la prima a porsi il problema del passaggio complesso e critico sia sul piano fisiologico, biologico e clinico sia su quello psicologico, psichico e cognitivo di quello che Montessori chiamava il “neonato sociale”, cioè l’adolescente. Spero che a questa specifica sfera di interesse l’associazione possa sviluppare percorsi ed esperienze in modo da favorire nel nostro curricolo di istituto quella che abbiamo, ad esempio, previsto come “area del benessere dello studente” nel nostro piano triennale dell’offerta formativa.


L’associazione è uno strumento che se riuscirà ad esprimersi nella sua più autentica missione, sarà sicuramente un’opportunità potentissima di sviluppo del curricolo e del curriculum formativo degli studenti del nostro Istituto. Ultima nota sulle ragioni che spinsero alcuni, soprattutto docenti, a fondare l’associazione, riguarda la possibilità che questa potesse rappresentare uno spazio di espressione dei talenti, delle passioni, della creatività delle persone, a cominciare proprio da loro, dai docenti, spesso costretti dalle formalità del ruolo, dal momento che non si può pensare di proiettare lo sguardo nella prospettiva formativa montessoriana, cioè quella della liberazione della creatività e della personalità degli allievi, se non sono i docenti i primi a farlo.

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