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La scuola, un preziosissimo laboratorio di sogni.

Dalla teoria freudiana ai desideri degli adolescenti di oggi.


di Elisa Caponetti e Alice Gaggioli

5A Liceo delle Scienze Umane - opz. Economico/Sociale


Cos’è che rende tanto speciale la vita? E quali le cose che la rendono degna di essere chiamata “vita”? I sogni.

All’interno delle mura di ogni scuola vi sono i più grandi sognatori: i ragazzi. Questo luogo magico è il nido dei nostri sogni, delle nostre relazioni, delle nostre idee e della nostra crescita, non un semplice edificio fatto di banchi, cattedre e lavagne, non una semplice “palestra di apprendimento”. Ogni scuola si differenzia per indirizzo, grandezza, metodo di insegnamento e tante variabili, ma un dettaglio, visibile solo agli occhi di chi non si limita a guardare superficialmente le cose, le accomuna tutte. Sto parlando dell’aura magica che le circonda, fatta dalla magia dell’essere giovani, da tutta quella forza, quel desiderio, quella speranza ed energia tanto caratteristica dei ragazzi.


Fin da piccoli ci viene detto di coltivare i nostri desideri e le nostre passioni, e così fa’ chi trova la forza di crederci, chi trova dentro di sé quella forza unica che ci consente di realizzare i nostri sogni. La capacità di sognare e la declinazione dei sogni in progetti, sono solo alcuni degli aspetti che si sviluppano maggiormente durante l’adolescenza.


Sogno = dal latino somnium = sonno. Sigmund Freud elaborò una delle più celebri teorie sul tema dei sogni. Secondo lui il sogno è una “realizzazione velata di desideri inibiti”, cioè espressione di desideri che la coscienza disapprova e che non vuole siano rivelati. Questi desideri sono inconsci, quindi inaccessibili ‘all’io’ ed ai rapporti diretti con la realtà. Per Freud la cultura umana si fonda su un paradosso: l’essenza contraddittoria delle pulsioni, che da una parte nascono già compromesse, mentre dall’altra non ammettono rinunce. Questo perché i giovani si prefiggono il raggiungimento dei propri sogni, resi irraggiungibili dalla società.

Si sa che l’adolescenza è considerata come una fase della crescita strettamente legata ad una serie di eventi che influiscono in maniera significativa sul piano emotivo e relazionale. Inoltre, è concepita come una “fase di transizione” o come “età della crisi”. Possiamo dire che questo modo di intendere l’adolescenza sia una sorta di etichetta, come se il processo adolescenziale abbia delle caratteristiche universali. Di contro, alcuni fattori come il contesto sociale, incidono vissuto dell’adolescenza stessa. Fin da bambini ci vengono imposti meccanismi sociali unici e ugualitari, cosa dobbiamo fare e non fare, ciò a cui dobbiamo aspirare e ciò che bisogna evitare. Queste caratteristiche sono riconoscibili come tratti comuni a tutti gli adolescenti, che Freud denomina “meccanismi di difesa” contro gli impulsi. Alcuni di questi sono la curiosità con cui si pongono domande esistenziali o l’aspirazione ad un ideale di perfezione.


Avere un sogno e perseguirlo ci conferisce un benessere psicologico, che mai come in questo periodo della vita siamo in grado di coltivare.


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