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Lo sport fa bene alla Costituzione, e viceversa?

di Agostino Bistarelli

membro Consiglio Direttivo AC Scuola Montessori APS

docente di Storia e Filosofia presso il Liceo Statale "Maria Montessori"

Il 29 giugno nell’aula del Senato è stato approvato in seconda deliberazione, e con una maggioranza superiore al 90% dei votanti, un disegno di legge di modifica costituzionale dell’articolo 33 (“L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento …”) per aggiungere il seguente comma: « La Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell'attività sportiva in tutte le sue forme ». Il percorso è partito nel 2009, quando l’onorevole Manuela Di Centa, e certamente non è un caso dato che aveva vinto 7 medaglie tra individuale e staffetta nelle Olimpiadi invernali, presentò una prima proposta di legge a riguardo. Nelle successive legislature ha preso il testimone l’attuale Sottosegretario allo sport, anch’essa pluricampionessa olimpica (9 medaglie), Valentina Vezzali. Essendo una proposta di riforma costituzionale, l’iter prevede una doppia lettura e quindi il testo ritornerà alla Camera per una successiva discussione e votazione.


Possiamo dire che si concluderà così, per quello che riguarda la stretta dimensione del sistema scolastico, il percorso iniziato nel 2015 con la legge n. 107 che al primo articolo, fissando gli obiettivi formativi prioritari per le istituzioni scolastiche, aveva inserito il “potenziamento delle discipline motorie e sviluppo di comportamenti ispirati a uno stile di vita sano, con particolare riferimento all'alimentazione, all'educazione fisica e allo sport, e attenzione alla tutela del diritto allo studio degli studenti praticanti attività sportiva agonistica” (comma 7, lettera g). Per attuare questo obiettivo il Ministero ha attivato il progetto Studenti di alto livello per permettere, a coloro che rientrano in specifici requisiti, “di conciliare il percorso scolastico con quello agonistico attraverso la formulazione di un Progetto Formativo Personalizzato (PFP)”.


Nella nostra scuola quest’anno hanno potuto contare su questa opportunità 8 studentesse e 12 studenti. Che praticano calcio e calcio a 5, maschile e femminile, rugby, scherma, hockey su prato.

Sembra dunque tutto positivo e che si riesca a “riconoscere il valore dell'attività sportiva nel complesso della programmazione educativo-didattica della scuola dell'autonomia” (cfr. Anno Scolastico 2021-2022 - Miur) o ancora a riconoscere lo sport come “un importante strumento formativo d’integrazione sociale e di dialogo culturale, nonché un volano per la diffusione di valori fondamentali quali la lealtà, l’impegno, lo spirito di squadra e il sacrificio” (cfr. https://www.sport.governo.it/it/sport-in-costituzione/presentazione/).


Ma, a pensarci bene, nascono alcune riflessioni. La prima riguarda le strutture (locali, orari, attrezzature) che dovrebbero rendere praticabili questi obiettivi, e da questo punto di vista la nostra scuola è emblematica dello scarto tra enunciazione e realtà. E sicuramente non è un caso isolato. La seconda, di riflesso, investe la filosofia stessa di questi provvedimenti, che risultano destinati a pochi. Perché per essere beneficiari dei PFP i requisiti richiesti sono davvero di alto livello: in questo anno scolastico sono state approvate 27.577 domande, presentate da 1974 scuole, e scartate 2.798. La composizione nazionale per genere è del 65% maschile e 35% femminile, la nostra è di 60 a 40. La percentuale nazionale è quindi di 1 atleta ogni cento studenti, con la media di circa 14 studenti per scuola, di qualche punto inferiore ai nostri 20, mentre la nostra percentuale è quasi il doppio (2%).


Forse la rigidità dei requisiti (presenza nei vertici delle classifiche nazionali, appartenenza a squadre di campionati agonistici, …) rende più difficile conseguire quel valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell'attività sportiva in tutte le sue forme inserito nella modifica costituzionale. Insomma, per rimanere in tema, c’è ancora tanto da pedalare.



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