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  • AC Scuola Montessori APS

Oppenheimer, e non solo

di Giorgia Carducci

ex studentessa Liceo delle Scienze Umane opzione Economico Sociale 

di Stefania Ana Pericleanu

3ESAP Liceo Scientifico opzione Scienze Applicate


La notte tra il 10 e l’11 marzo 2024 si è svolta la 96° edizione degli Oscar, evento annuale in cui si assegna il premio cinematografico più famigerato del mondo. La scena è stata dominata da uno dei film che ha fatto più parlare di sé a partire dallo scorso luglio, non a caso ha vinto ben sette premi Oscar in totale. Stiamo parlando di Oppenheimer, il film diretto da Cristopher Nolan che ha raccontato la storia di Julius Robert Oppenheimer, colui che è divenuto “il distruttore di mondi.” Presentiamo due riflessioni che prendono spunto dal film.


 “Cosa si cela dietro il film Oppenheimer?”

Chi è Julius Robert Oppenheimer? Perché lo conosciamo come il “distruttore di mondi”? Perché Cristopher Nolan ha deciso di raccontare la sua storia e perché questo film ha riscosso tutto questo successo? Queste sono solo un paio delle tante le domande che potremmo porci e a cui cercheremo di rispondere.

 Partiamo dalla prima domanda: chi è J. Robert Oppenheimer? Di origine tedesche, vissuto a New York, all’età di 18 anni Oppenheimer intraprende gli studi di prima di chimica e poi di fisica presso la prestigiosa università di Harvard, dopo essersi laureato a pieni voti si trasferisce a Cambridge per continuare con la sua formazione. Proprio in questa Università inglese, Oppenheimer capisce di non essere portato per il lavoro di laboratorio per cui si trasferisce all’Università di Göttingen, avendo la possibilità di approfondire la teoria più che la pratica. Successivamente diventa professore di fisica presso l’Università di Berkley, e contemporaneamente si specializza nell’ambito della fisica quantistica, nucleare e astrofisica.

Una svolta nella vita di Oppenheimer arriva durante gli anni ’30, quando in America giunge la notizia che Otto Hahn e Fritz Strassmann sono riusciti a compiere la prima fissione nucleare, ovvero quella reazione fisica con cui, per mezzo di un neutrone, si spezza un atomo al fine di produrre energia. La comunità scientifica americana rimane pietrificata dalla notizia, ed Einstein esprime il suo timore in una lettera indirizzata al presidente americano Roosevelt, circa la possibilità che questa scoperta possa essere utilizzata dai nazisti per realizzare una bomba atomica. Di tutta risposta, nel 1942 il presidente dà vita a uno dei progetti segreti più importanti del suo tempo: il progetto Manhattan, che viene avviato a Los Alamos in New Mexico. Il progetto prevede la collaborazione della comunità scientifica per realizzare l’arma atomica prima dei tedeschi, ed Oppenheimer ne diviene il direttore del reparto scientifico nonostante le reticenze dei suoi colleghi dovute ai suoi legami con il partito comunista, alla sua presunta incompetenza pratica e alla sua ancora precoce esperienza. Tre anni più tardi, grazie all’aiuto di circa 764 scienziati, viene fissata la data per il test Trinity al 16 luglio 1945 ed è in questo momento che i primi dubbi assalgono la mente di Oppenheimer, timoroso che la bomba possa incendiare l’atmosfera. Il mattino della data prefissata viene sganciato un gadget e grazie all’impiego di sei chili di plutonio viene generata un’esplosione equiparabile a 25.000 tonnellate di TNT. I timori di Oppenheimer non prendono vita, eppure egli stesso rivelerà che in quel momento non era felice di aver portato a termine la sua missione, né tantomeno sollevato per il suo successo; al contrario, i suoi pensieri erano catturati da un verso del testo sacro induista, il Bhagavadgita, che recita: “Sono diventato morte, il distruttore di mondi”. E in questo modo riusciamo a rispondere anche alla seconda domanda iniziale: perché lo conosciamo come il “distruttore di mondi”? Attribuendosi questo appellativo, è come se quel 16 luglio 1945 Oppenheimer avesse intuito cosa sarebbe accaduto l’agosto seguente: il primo sgancio della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki, causa di migliaia di vittime.

Finita la guerra, Oppenheimer viene acclamato dal suo Paese e ricopre varie posizioni di prestigio, ad esempio come di direttore di general advisor in committee in quanto esperto di anni nucleari. 

Nel frattempo diviene pacifista e si allontana da ogni possibilità di riutilizzare la fisica come arma, infatti non partecipa al progetto della bomba idrogeno, largamente più potente di quella sganciata nel test Trinity. La cosiddetta bomba H è stata voluta da Truman per contrastare la minaccia sovietica ed è stata testata nel 1952; di lì a poco la Russia risponde detonando la Tsarbomb, generando così il timore che possa verificarsi una corsa agli armamenti e che possa scoppiare una nuova guerra più sanguinosa della precedente. Oppenheimer non nasconde il suo dissenso, ma la sua vicinanza con il partito comunista, oltre a farlo rimuovere dalle sue posizioni di spicco, è causa di tutta una serie di udienze con l’accusa di spionaggio per la Russia, volute e ideate da Lewis Strauss, allora presidente dell’AEC (Commissione per l’energia atomica degli Stati Uniti d’America). Nonostante le accuse contro Oppenheimer siano state giudicate infondate, l’AEC ha revocato a Oppenheimer il diritto di accedere alle informazioni riservate sulla ricerca atomica sancendo così la fine della sua carriera.

 Ciascuno di questi passaggi è stato abilmente e minuziosamente raffigurato sul grande schermo: la narrazione è interna e ricca di flashback ondulanti che vanno dagli anni universitari e i successivi, al suo processo; Nolan, infatti, ha giocato molto sui dettagli tanto scenografici quanto biografici, questi ultimi arricchiti da una forte umanità. Questa tecnica utilizzata dal regista statunitense ha avuto una conseguenza fondamentale: la forte empatia provata dallo spettatore verso il protagonista. Il pubblico è testimone di quel processo che ha portato Julius Robert a diventare il dr. Oppenheimer, interpretato da Cillian Murphy, pieno di dubbi esistenziali e morali; una scena particolarmente significativa per comprendere il senso della mie parole è quella dei festeggiamenti dopo il successo del test Trinity: Oppenheimer viene acclamato dalla comunità di Los Alamos e lui cerca di mostrarsi soddisfatto del suo lavoro, ma attorno a sé tutto è silenzio, abbaglio e distruzione, il padre della bomba atomica proietta l’esperimento avvenuto qualche ora prima nel presente e nel futuro, capendo che presto sarebbe divenuto egli stesso causa della morte di persone innocenti. Credo che questo momento in termini pirandelliani possa essere descritto come “lo strappo del cielo di carta”, ovvero la presa di coscienza della portata della sua creazione; anche se è necessario fare una precisazione: gli scienziati del progetto Manhattan erano consapevoli del fatto che stessero costruendo un’arma a tutti gli effetti da usare contro i nazisti, allora perché continuare il progetto dopo la firma della resa incondizionata della Germania nel maggio 1945? La risposta va ricercata in ciò che ci perseguita dai tempi dell’Illuminismo: il progresso. Sostanzialmente, si voleva dimostrare quanto l’uomo potesse spingersi al di là delle proprie capacità ed Oppenheimer, assieme ai suoi collaboratori, ha consapevolmente scelto il progresso scientifico contro il progresso morale, segnando un punto di non ritorno.

 Ebbene, ancora non abbiamo dato una risposta alla nostra terza e ultima domanda iniziale. Le parole pronunciate da Cillian Murphy dopo la vittoria dell’Oscar come miglior attore protagonista possono offrire un importante spunto di riflessione: “Abbiamo fatto un film sull’uomo che ha creato la bomba atomica e nel bene e male viviamo tutti nel mondo di Oppenheimer”. Oppenheimer, quindi, è un film che merita di essere visto perché non parla solamente di uno dei più grandi fisici del suo e del nostro tempo, ma tocca in prima persona noi stessi: secondo le stime del SIPRI (Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma) 12.512 sono le testate nucleari esistenti al mondo, circa 9.500 sono in possesso degli eserciti per un possibile utilizzo e più di 3.7000 si trovano già su aerei e missili. 

Nolan, quindi, può sembrare che abbia cercato di giustificare e di esaltare l’operato di Oppenheimer, ma in realtà ha tentato di legittimare il mondo contraddittorio in cui viviamo, dove si insegue la pace mentre si lavora per la guerra.


La responsabilità etica della scienza


Il film si concentra sulla responsabilità etica degli scienziati e sulle conseguenze dell’uso delle scoperte scientifiche nella creazione di armamenti bellici.

Nolan riesce a portare il grande pubblico a vivere l’avventura della scienza e le contraddizioni che ne derivano, in questo caso quelle che hanno portato i fisici del ‘900 a lavorare sull’utilizzo bellico dell’energia nucleare per poi firmare una carta per la fine di queste ricerche applicate agli armamenti (manifesto di Russell-Einstein).


Il film presenta una solida esposizione dei concetti di fisica legati alla creazione della bomba atomica, come il funzionamento della fissione nucleare e la catena di reazioni che ne consegue.

Il regista Christopher Nolan ha lavorato duramente per attenersi alla realtà dei fatti, evitando alcuni strumenti come la CGI.


Tuttavia, il film presenta anche alcune incongruenze storiche, come la rappresentazione della figura di Oppenheimer e la sua relazione con il governo americano.

In particolare, il film sembra suggerire che Oppenheimer fosse stato escluso dal Progetto Manhattan a causa delle sue posizioni politiche e del suo aperto sostegno ai negoziati di controllo della proliferazione delle armi nucleari nell’America maccartista. In realtà, la sua esclusione fu dovuta alle accuse di collusione con l’Unione Sovietica, che lo fecero precipitare, dai vertici degli apparati scientifico-militari USA all’esclusione dall’accesso alle informazioni più segrete. Verrà riabilitato anni dopo, solo dopo quando una commissione del Senato avrà chiarito la strumentalità delle accuse mossegli.


Un altro errore storico non è sfuggito all’utente Twitter Andy Craig:” È stato bello e tutto, ma sarò il tizio che si lamenta del fatto che abbiano usato bandiere a 50 stelle in una scena ambientata nel 1945”.

Nel 1945, infatti, la bandiera degli Stati Uniti aveva solo 48 stelle, perché l’Alaska e le Hawaii non ne facevano ancora parte.

Secondo un altro utente Twitter questo errore è stato intenzionale (visto che in alcune scene appare la bandiera corretta), perchè “le scene a colori sono la prospettiva di Oppenheimer, mentre le scene in bianco e nero da un’altra. Questo sarebbe un ricordo di Oppenheimer dalla sua memoria odierna che ha 50 stati sulla bandiera”.


In conclusione, il film "Oppenheimer" rappresenta un punto di partenza per esplorare la complessità dell'etica scientifica e della responsabilità degli scienziati. La solidità dei concetti di fisica esposti nel film, insieme alle possibili semplificazioni o incongruenze storiche, apre finestre di dibattito sulla rappresentazione accurata della scienza nella cultura popolare.


Attraverso la figura di Oppenheimer e del suo coinvolgimento nel progetto atomico, il film solleva domande cruciali sulla responsabilità morale degli scienziati di fronte agli sviluppi scientifici con impatti umani profondi. Questa narrazione stimola una riflessione continua sull'equilibrio delicato tra il progresso scientifico e l'etica, incoraggiando la società a considerare attentamente le implicazioni etiche delle scoperte scientifiche e a sostenere una prassi scientifica responsabile e consapevole. Nel 1955 il filosofo-matematico Bertrand Russell e lo scienziato Albert Einstein si fanno promotori di una importante dichiarazione in favore del disarmo nucleare e della scelta pacifista per l’umanità, sottoscritta da scienziati e intellettuali di prestigio, di cui riportiamo di seguito il testo completo.


Manifesto di Russell-Einstein


Nella tragica situazione che l’umanità si trova ad affrontare, riteniamo che gli scienziati debbano riunirsi per valutare i pericoli sorti come conseguenza dello sviluppo delle armi di distruzione di massa e per discutere una risoluzione nello spirito del documento che segue. Non parliamo, in questa occasione, come appartenenti a questa o a quella nazione, continente o credo, bensì come esseri umani, membri del genere umano, la cui stessa sopravvivenza è ora in pericolo. Il mondo è pieno di conflitti, e su tutti i conflitti domina la titanica lotta tra comunismo e anticomunismo. Chiunque sia dotato di una coscienza politica avrà maturato una posizione a riguardo. Tuttavia noi vi chiediamo, se vi riesce, di mettere da parte le vostre opinioni e di ragionare semplicemente in quanto membri di una specie biologica la cui evoluzione è stata sorprendente e la cui scomparsa nessuno di noi può desiderare. Tenteremo di non utilizzare parole che facciano appello soltanto a una categoria di persone e non ad altre. Gli uomini sono tutti in pericolo, e solo se tale pericolo viene compreso vi è speranza che, tutti insieme, lo si possa scongiurare. Dobbiamo imparare a pensare in modo nuovo. Dobbiamo imparare a domandarci non già quali misure adottare affinché il gruppo che preferiamo possa conseguire una vittoria militare, poiché tali misure ormai non sono più contemplabili; la domanda che dobbiamo porci è: “Quali misure occorre adottare per impedire un conflitto armato il cui esito sarebbe catastrofico per tutti?” La gente comune, così come molti uomini al potere, ancora non ha ben compreso quali potrebbero essere le conseguenze di una guerra combattuta con armi nucleari. 


Si ragiona ancora in termini di città distrutte. Si sa, per esempio, che le nuove bombe sono più potenti delle precedenti e che se una bomba atomica è riuscita a distruggere Hiroshima, una bomba all’idrogeno potrebbe distruggere grandi città come Londra, New York e Mosca. È fuor di dubbio che in una guerra con bombe all’idrogeno verrebbero distrutte grandi città. Ma questa non sarebbe che una delle tante catastrofi che ci troveremmo a fronteggiare, e nemmeno la peggiore. Se le popolazioni di Londra, New York e Mosca venissero sterminate, nel giro di alcuni secoli il mondo potrebbe comunque riuscire a riprendersi dal colpo. Tuttavia ora sappiamo, soprattutto dopo l’esperimento di Bikini, che le bombe atomiche possono portare gradatamente alla distruzione di zone molto più vaste di quanto si fosse creduto. Fonti autorevoli hanno dichiarato che oggi è possibile costruire una bomba 2500 volte più potente di quella che distrusse Hiroshima. Se fatta esplodere a terra o in mare, tale bomba disperde nell’atmosfera particelle radioattive che poi ridiscendono gradualmente sulla superficie sotto forma di pioggia o pulviscolo letale. È stato questo pulviscolo a contaminare i pescatori giapponesi e il loro pescato. Nessuno sa con esattezza quanto si possono diffondere le particelle radioattive, ma tutti gli esperti sono concordi nell’affermare che una guerra con bombe all’idrogeno avrebbe un’alta probabilità di portare alla distruzione della razza umana. Si teme che l’impiego di molte bombe all’idrogeno possa portare alla morte universale – morte che sarebbe immediata solo per una minoranza, mentre alla maggior parte degli uomini toccherebbe una lenta agonia dovuta a malattie e disfacimento. In più occasioni eminenti uomini di scienza ed esperti di strategia militare hanno lanciato l’allarme. Nessuno di loro afferma che il peggio avverrà per certo. Ciò che dicono è che il peggio può accadere e che nessuno può escluderlo. Non ci risulta, per ora, che le opinioni degli esperti in questo campo dipendano in alcuna misura dal loro orientamento politico e dai loro preconcetti. Dipendono, a quanto emerso dalle nostre ricerche, dalla misura delle loro competenze. E abbiamo riscontrato che i più esperti sono anche i più pessimisti. Questo dunque è il problema che vi poniamo, un problema grave, terrificante, da cui non si può sfuggire: metteremo fine al genere umano, o l’umanità saprà rinunciare alla guerra? È una scelta con la quale la gente non vuole confrontarsi, poiché abolire la guerra è oltremodo difficile. Abolire la guerra richiede sgradite limitazioni alla sovranità nazionale. Ma forse ciò che maggiormente ci impedisce di comprendere pienamente la situazione è che la parola “umanità” suona vaga e astratta. Gli individui faticano a immaginare che a essere in pericolo sono loro stessi, i loro figli e nipoti e non solo una generica umanità. Faticano a comprendere che per essi stessi e per i loro cari esiste il pericolo immediato di una mortale agonia. E così credono che le guerre potranno continuare a esserci, a patto che vengano vietate le armi moderne. Ma non è che un’illusione. Gli accordi conclusi in tempo di pace di non utilizzare bombe all’idrogeno non verrebbero più considerati vincolanti in tempo di guerra. Con lo scoppio di un conflitto armato entrambe le parti si metterebbero a fabbricare bombe all’idrogeno, poiché se una parte costruisse bombe e l’altra no, la parte che ha fabbricato le bombe risulterebbe inevitabilmente vittoriosa. Tuttavia, anche se un accordo alla rinuncia all’armamento nucleare nel quadro di una generale riduzione degli armamenti non costituirebbe la soluzione definitiva del problema, avrebbe nondimeno una sua utilità. In primo luogo, ogni accordo tra Oriente e Occidente è comunque positivo poiché contribuisce a diminuire la tensione internazionale. In secondo luogo, l’abolizione delle armi termonucleari, nel momento in cui ciascuna parte fosse convinta della buona fede dell’altra, diminuirebbe il timore di un attacco improvviso come quello di Pearl Harbour, timore che al momento genera in entrambe le parti uno stato di agitazione. Dunque un tale accordo andrebbe accolto con sollievo, quanto meno come un primo passo. La maggior parte di noi non è neutrale, ma in quanto esseri umani dobbiamo tenere ben presente che affinché i contrasti tra Oriente e Occidente si risolvano in modo da dare una qualche soddisfazione a tutte le parti in causa, comunisti e anticomunisti, asiatici, europei e americani, bianchi e neri, tali contrasti non devono essere risolti mediante una guerra. È questo che vorremmo far capire, tanto all’Oriente quanto all’Occidente. Ci attende, se lo vogliamo, un futuro di continuo progresso in termini di felicità, conoscenza e saggezza. Vogliamo invece scegliere la morte solo perché non siamo capaci di dimenticare le nostre contese? Ci appelliamo, in quanto esseri umani, ad altri esseri umani: ricordate la vostra umanità, e dimenticate il resto. Se ci riuscirete, si aprirà la strada verso un nuovo Paradiso; altrimenti, vi troverete davanti al rischio di un’estinzione totale. Invitiamo questo congresso, e per suo tramite gli scienziati di tutto il mondo e la gente comune, a sottoscrivere la seguente mozione: In considerazione del fatto che in una futura guerra mondiale verrebbero certamente impiegate armi nucleari e che tali armi sono una minaccia alla sopravvivenza del genere umano, ci appelliamo con forza a tutti i governi del mondo affinché prendano atto e riconoscano pubblicamente che i loro obbiettivi non possono essere perseguiti mediante una guerra mondiale e di conseguenza li invitiamo a trovare mezzi pacifici per la risoluzione di tutte le loro controversie.



Albert Einstein

Bertrand Russell

Max Born (Premio Nobel per la fisica)

Percy W. Bridgman (Premio Nobel per la fisica) 

Leopold Infeld (Professore di fisica teorica) 

Frédéric Joliot-Curie (Premio Nobel per la chimica) 

Herman J. Muller (Premio Nobel per la fisiologia e medicina) 

Linus Pauling (Premio Nobel per la chimica) 

Cecil F. Powell (Premio Nobel per la fisica) 

Józef Rotblat (Professore di fisica) 

Hideki Yukawa (Premio Nobel per la fisica)




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